antifemminista antifemminista
 
 
Dicembre 2008
 
   
Varie


















 
 

Breve storia di Bankenstein
29.12.2008








Breve storia di Bankenstein
Testo originale di Larry Hannigan
Tradotto e adattato da Marco Saba

"Voglio tutto il pianeta più il 5%!"

Bankenstein era eccitato mentre ancora una volta si ripeteva il discorso che avrebbe tenuto alla gente che si sarebbe presentata all'indomani. Aveva sempre cercato il prestigio ed il potere ed ora il suo sogno stava per realizzarsi. Bankenstein era un artigiano orafo che lavorava l'oro e l'argento, producendo gioielli ed ornamenti, ma non gli bastava lavorare per vivere. Aveva bisogno di emozioni, di una sfida, ed ora il suo piano era pronto.

Per generazioni la gente aveva usato il sistema del baratto. Una persona manteneva la sua famiglia provvedendo autonomamente a tutti i suoi bisogni, oppure si specializzava in un particolare tipo di commercio e scambiava con gli altri le eccedenze procurandosi i beni che non produceva direttamente.
I giorni di mercato erano sempre rumorosi ed allegri. Per attirare l'attenzione, ognuno gridava il nome del prodotto che proponeva in cambio, per tutti il mercato costituiva l'occasione giusta per conoscere gente nuova. Ora però le cose erano cambiate, e mancava il tempo anche solo per fare due chiacchiere. Bankenstein pensava di escogitare un nuovo sistema.

In generale tutti erano felici e godevano dei frutti del proprio lavoro. In ogni comunità vigeva un semplice sistema di governo che assicurava a ognuno l'esercizio dei propri diritti e delle libertà, cosicché nessuno venisse costretto da altri ad agire contro la sua volontà.

Questo era l'unico scopo del governo ed ogni governatore veniva promosso ed eletto dalla comunità locale.
Gli scambi che si effettuavano al mercato ponevano dei problemi da risolvere: quanto valeva un coltello? Uno o due sacchi di grano? Una mucca valeva più di un carro? E così via. Nessuno aveva mai pensato di inventare un sistema migliore.

Ma, a un certo punto era apparso Bankenstein che aveva fatto un annuncio:
"Ho trovato una soluzione ai nostri problemi di baratto ed invito la cittadinanza ad una riunione, domattina".
Il giorno dopo si era creata una grande adunanza nella piazza centrale del paese e Bankenstein cominciò a spiegare il nuovo sistema che aveva inventato e che si chiamava "moneta". Suonava bene. Da dove cominciamo? - chiese la gente.

"L'oro che io uso per fare gioielli ed ornamenti è un metallo eccellente. Non si arrugginisce né si sciupa con il tempo. Batterò della moneta in oro e chiameremo queste monete 'dollari'."
Bankenstein spiegò il sistema dei valori ed illustrò come la moneta sarebbe stato un sistema di scambio migliore del baratto.

Uno dei governanti notò: "La gente potrebbe cominciare a cercare l'oro ed a farsi le proprie monete".
"Questo non sarebbe corretto. - disse subito Bankenstein - Solamente le monete approvate dal Governo potranno avere corso legale e queste avranno un particolare marchio di riconoscimento".
La cosa sembrò ragionevole e venne proposto di distribuire le monete in parti uguali a tutta la popolazione. Ma il fabbricante di candele disse: "lo ne merito di più perché tutti usano le mie candele".
"No. - disse il contadino. Senza cibo non c'è vita quindi siamo noi che ne dobbiamo avere di più".
Ed il battibecco continuò.

Bankenstein li lasciò discutere per un po' ed alla fine disse: "Poiché non riuscite a mettervi d'accordo, suggerisco che ognuno chieda la somma che vuole. Non c'è un limite se non la vostra capacità di restituzione. Più ne avrete e più dovrete restituirmene nell'arco di un anno".
"E che cosa avrai in cambio?" chiese la gente. "Poiché offro un servizio, ovvero la distribuzione della moneta, devo essere pagato per il mio lavoro. Diciamo che per 100 monete, me ne dovrete 105 per ogni anno di indebitamento. Le 5 saranno il mio ricarico e lo chiamerò 'interesse'."
Sembrava non ci fosse altra soluzione ed il 5% sembrò una cifra ragionevole. Fissarono di cominciare col nuovo sistema il venerdì successivo.

Bankenstein non perse tempo: stampò monete giorno e notte e per la fine della settimana era pronto.
La gente faceva la coda al suo negozio e, dopo che le monete furono controllate dai governanti, si cominciò col nuovo sistema. Qualcuno ne prese a prestito poche, giusto per provare come funzionava.
Scoprirono che la moneta era una cosa meravigliosa, così ogni prodotto ebbe il suo prezzo in monete d'oro o dollari. Il valore attribuito ad ogni oggetto venne chiamato "prezzo". Il prezzo dipendeva soprattutto dalla quantità di lavoro necessaria per produrre il bene. Se ci voleva molto lavoro, il prezzo era alto. Se invece il lavoro necessario era poco, il prezzo era basso.

In una città viveva Andrea, che era l'unico orologiaio. I suoi prezzi erano cari perché i clienti erano disposti a pagare molto pur di avere proprio uno dei suoi orologi. Ben presto un altro uomo si mise a fare l'orologiaio ed offrì i suoi orologi ad un prezzo inferiore. Così anche Andrea fu costretto ad abbassare i prezzi e i due prezzi scesero. I due orologiai furono obbligati ad offrire una qualità migliore ad un prezzo inferiore per poter mantenere la clientela. In ciò consisteva la pura e semplice libera concorrenza.

La stessa cosa accadde con i muratori, i trasportatori, i contabili, i contadini ed in ogni altro ramo produttivo. I clienti sceglievano ciò che ritenevano più conveniente poiché avevano libertà di scelta. Non c'erano ancora limiti, come le licenze o i dazi doganali, per impedire ad altre persone di entrare nel commercio. Lo standard di vita migliorò rapidamente e tutti si chiesero come avrebbero fatto senza il sistema monetario.
Alla fine dell'anno, Bankenstein uscì dal suo negozio e visitò tutta la gente che gli doveva dei soldi. Qualcuno aveva di più di quello che aveva preso in prestito, ma questo significava che altri ne avevano meno, poiché era stata emessa una quantità definita di moneta. Quelli che avevano più di quello che avevano preso in prestito, restituirono per ogni 100 monete 105 monete, ma dovettero continuare a prenderne in prestito per andare avanti.

Gli altri scoprirono per la prima volta che avevano un debito. Prima di dargli altre monete, Bankenstein pignorò alcune loro proprietà ed ognuno cercò di darsi da fare per trovare quelle cinque monete in più che sembravano sempre così difficili da guadagnare.
Nessuno capì che la comunità presa nel suo insieme, non avrebbe mai potuto soddisfare il debito finché tutte le monete non fossero state pagate, ma anche allora sarebbero mancate quelle 5 monete in più che non erano mai state coniate. Solamente Bankenstein si rendeva conto che era impossibile pagare l'interesse - quella moneta in più non esisteva quindi, qualcuno ci doveva rimettere.
È vero che anche Bankenstein avrebbe dovuto spendere qualche moneta per le sue spese, ma non avrebbe mai speso il 5% di tutta l'economia solo per sé. C'erano migliaia di persone e Bankenstein era solo uno. Inoltre, era sempre un orafo che faceva già una discreta vita.

Nel retrobottega, Bankenstein aveva una cassaforte ed alcuni pensarono che fosse prudente lasciargli in consegna qualche moneta per custodirla. Lui aveva stabilito una modesta cifra per il deposito: calcolata in base alla quantità di moneta ed al tempo del deposito. In cambio, al cliente rilasciava una ricevuta.
Quando un cliente andava a far spese, normalmente non portava con sé tante monete: piuttosto pagava il negoziante rilasciandogli una delle ricevute delle monete in deposito da Bankenstein.
I negozianti riconoscevano la validità e la genuinità delle ricevute e le accettavano con l'idea di restituirle a Bankenstein per riavere indietro le monete. Le ricevute passavano di mano in mano al posto delle monete d'oro. La gente riponeva una grande fiducia nelle ricevute e le accettava come fossero monete d'oro.
Col tempo, Bankenstein si accorse che difficilmente la gente veniva nel suo negozio per scambiare le ricevute con le monete.

Allora si disse: "Ho con me tutte queste monete d'oro in deposito e devo comunque lavorare duramente per guadagnarmi la vita. Non ha senso. Ci sono un sacco di persone che sarebbero disposte a pagarmi un interesse per poterle usare. Quest'oro rimane qui fermo, inutilizzato. È vero che non è mio: ma è nella mia disponibilità. Questa è la sola cosa che importa. Non ho più bisogno di coniare monete: posso usare un po' di quelle che sono in deposito".

Cominciò con estrema cautela prestandone solo poche per volta. Ma, col passare del tempo, divenne sempre più disinvolto e dava in prestito molta più moneta.

Un giorno gli venne richiesto un grosso prestito in monete d'oro. Bankenstein suggerì al cliente: "Invece di trasportare una così grande quantità d'oro, aprirò un deposito a suo nome e le rilascerò ricevute sufficienti per le monete depositate". Il cliente accettò ed uscì dal negozio con una manciata di ricevute. Aveva appena ottenuto un prestito, ma l'oro rimaneva nella cassaforte. Appena il cliente se ne andò, Bankenstein sorrise. Poteva finalmente avere la botte piena e la moglie ubriaca. Poteva prestare oro e rimanerne in possesso.
Amici, stranieri ed addirittura nemici, tutti avevano bisogno di fondi per portare avanti i loro affari e, finché potevano offrire garanzie, avrebbero potuto prendere a prestito le somme necessarie. Bankenstein poteva emettere prestiti per multipli del valore effettivamente depositato nella sua cassaforte, e senza esserne nemmeno il proprietario! Tutto poteva andar bene finché i veri proprietari non avessero richiesto indietro il loro oro e finché fosse rimasta viva la fiducia della gente.

Bankenstein cominciò a tenere un libro dei debiti e dei crediti per ogni cliente. Il mestiere di prestar soldi si stava rivelando molto lucroso.

Il suo livello sociale, all'interno della comunità, aumentava di pari passo con la sua ricchezza. Era diventato un uomo importante che meritava rispetto. In materia di finanze, la sua parola era come un verdetto sacro.
Gli orafi delle altre città incuriositi dalla sua attività chiesero di incontrarlo. Lui spiegò ogni cosa, sottolineando l'importanza che sull'argomento fosse mantenuta la massima segretezza.

Se il loro piano fosse stato reso noto a tutti, la truffa sarebbe presto finita. Si misero così d'accordo per mantenere la più stretta segretezza sulla loro alleanza.

Ognuno tornò nella sua città e divenne un altro Bankenstein. La gente ora accettava le ricevute come fossero oro colato. Molte ricevute venivano depositate in cassaforte come se fossero oro. Quando un mercante voleva pagare qualcuno per la sua merce, questi scriveva semplicemente un biglietto con istruzioni per Bankenstein dove indicava a chi andavano trasferiti i fondi da prelevare sul suo conto. Bankenstein ci metteva pochissimo ad effettuare le scritture contabili da un conto all'altro.

Questo sistema divenne popolare e i biglietti di istruzioni vennero chiamati "assegni".
A notte fonda, gli orafi fecero un altro incontro segreto con Bankenstein che spiegò loro un nuovo piano. Il giorno dopo, gli orafi organizzarono una riunione con tutti i governanti e Bankenstein disse: "Le ricevute di deposito che abbiamo emesso sono diventate molto popolari. Non c'è dubbio che molti tra voi le stanno usando e che le trovano molto convenienti". I governanti annuirono mentre si chiedevano dove voleva arrivare. "Bene," disse Bankenstein, "alcune di queste ricevute sono state copiate da dei contraffattori. Questa pratica deve finire."

I governatori si allarmarono: "Che possiamo fare?". Bankenstein replicò: "Il mio suggerimento è di affidare al governo il compito di emettere le nuove ricevute su una carta speciale con stampati disegni complessi, e inoltre, ogni ricevuta sia firmata dal governatore capo.

Noi orafi saremmo felici di pagare le spese di emissione perché risparmieremmo un sacco di tempo necessario per compilare le nostre ricevute". I governatori pensarono che era una buona idea poiché ritenevano che fosse loro compito proteggere la gente dalla contraffazione. Così furono d'accordo per stampare le ricevute. "In secondo luogo - proseguì Bankenstein - alcune persone hanno scoperto delle miniere d'oro e si coniano le loro monete. Suggerisco che si faccia una legge che obblighi chiunque trovi una pepita d'oro a consegnarcela. Naturalmente la pagheremo con le ricevute e con le monete d'oro."

L'idea sembrava buona e senza troppo pensarci, stamparono un gran numero di ricevute. Ogni ricevuta aveva stampato un valore: 1, 2, 5, 10 dollari, ecc.
Il basso costo di stampa veniva pagato dagli orafi.

Le note (ricevute) erano molto più facili da trasportare e presto vennero comunemente accettate dalla popolazione. Nonostante la loro popolarità, comunque, queste nuove banconote e monete venivano usate solamente nel 10% delle transazioni. Le scritture contabili rappresentavano il 90% di tutti gli affari.
Era già pronta la seconda parte del piano. Fino ad allora la gente, per conservare la sua ricchezza, aveva pagato Bankenstein. Per attrarre nuovi e maggiori depositi, Bankenstein offrì sui depositi un interesse del 3%.
Non ci furono obiezioni, poiché ricevere il 3% era sempre meglio che pagare per l'uso della cassaforte.
Il volume dei risparmi crebbe e con la moneta in più nelle casseforti, Bankenstein riusciva ad imprestare il doppio, il triplo, fino a nove volte il valore delle monete e delle banconote che possedeva. Doveva però stare attento a non superare le nove volte poiché una persona su dieci molto spesso chiedeva indietro le monete o le banconote per usarle.

Se al momento del ritiro non c'era moneta a sufficienza da restituire, la persona si sarebbe insospettita specialmente perché dal suo estratto conto risultava la quantità depositata. Nonostante ciò, sui 900 dollari che Bankenstein creava con le false scritture contabili, riusciva a percepire fino a 45 dollari di interessi, ovvero il 5% di 900 dollari. Quando il prestito veniva ripagato, assieme all'interesse, ovvero 945 dollari, i 900 dollari venivano cancellati dalla colonna dei debiti e Bankenstein si teneva i 45 dollari di interesse. Lui pagava il 3%, ovvero tre dollari a chi gli aveva depositato i 100 dollari effettivamente in cassaforte, ed in cambio, inventandosene 900, ne guadagnava 45, con un netto di 42 dollari. Insomma, per ogni 100 dollari depositati, Bankenstein era capace di guadagnarne 42, mentre lasciava credere di guadagnarne solo 2. Anche gli altri orafi-Bankenstein facevano la stessa cosa. Creavano monete dal nulla, con un tratto di penna sulle scritture contabili, e su quelle somme inesistenti si facevano pagare gli interessi. In realtà era il governo che stampava le note e le monete e poi le dava agli orafi da distribuire. Bankenstein e gli orafi pagavano solo il costo minimo della tipografia. Gli orafi creavano crediti dal nulla e si facevano pagare gli interessi (c.d.signoraggio). La maggior parte delle persone pensava che la fornitura di moneta fosse una operazione governativa e ritenevano che Bankenstein prestasse loro la moneta effettivamente depositata da qualcun altro. La cosa strana era che nessun deposito diminuiva, nonostante venissero fatti dei prestiti. Se tutti fossero corsi allo sportello a ritirare i propri soldi, la frode sarebbe stata scoperta.

Se era richiesto un prestito, in banconote o monete, Bankenstein semplicemente spiegava ai governanti che l'aumento della popolazione e della produzione richiedeva più banconote, e così le otteneva pagando solamente le spese minime di stampa.

Un giorno, un uomo particolarmente intelligente andò a trovare Bankenstein. "L'interesse che Lei chiede è sbagliato. - disse - Per ogni 100 dollari che emette, ne chiede indietro 105. I 5 in più non potranno mai essere pagati perché non esistono. I contadini producono cibo, le industrie producono beni manifatturieri, e così via, ma solamente Lei produce monete. Supponiamo che ci siano solo due imprenditori in questo paese, e che tutti gli altri siano impiegati. Ognuno dei due prende a prestito 100 dollari, ne paga 90 di stipendi e spese varie e gli rimangono 10 dollari di profitto (il suo stipendio). Questo significa che il potere d'acquisto totale è di 90 più 10 dollari per due, ovvero 200 dollari. Ma per ripagarvi, occorre vendere tutta la produzione per 210 dollari. Se uno dei due vende per 105, l'altro non potrà che vendere per 95, ed una parte della merce rimarrà invenduta poiché non v'è moneta per acquistarla. Il secondo imprenditore rimane in debito con voi per 10 dollari e potrà solo ripagarvi prendendone a prestito ancora. Questo sistema è impossibile."

L'uomo continuò: "Dovreste emettere 105 dollari, 100 per me e 5 per voi da spendere. In questo modo ci sarebbero 105 dollari in circolazione, ed il debito potrebbe essere ripagato."

Bankenstein ascoltò attentamente ed alla fine disse: "L'economia finanziaria è una materia complessa, caro ragazzo. Ci vogliono anni di studio. Lascia che mi occupi io di queste materie e tu pensa agli affari tuoi. Tu devi diventare più efficiente, devi aumentare la produzione, tagliare le spese e diventare un uomo d'affari migliore. Sarò sempre disposto ad aiutarti su questa strada."

L'uomo se ne andò non del tutto convinto. C'era qualcosa che non tornava nelle operazioni di Bankenstein e capì che le sue domande erano state aggirate. Certo, molta gente rispetta la parola di Bankenstein: "È un esperto, gli altri hanno torto. Guardate come si è sviluppato il paese, come è aumentata la nostra produzione, ormai possiamo considerarci ricchi."

Per pagare gli interessi delle somme che avevano preso a prestito, i commercianti erano costretti ad aumentare i prezzi. I dipendenti si lamentavano che le paghe erano insufficienti ed i datori di lavoro rifiutavano di aumentare gli stipendi, dicendo che sarebbero andati in rovina. I contadini non riuscivano ad ottenere un giusto prezzo per i loro prodotti. Le massaie si lamentavano che il cibo era troppo caro.
Alla fine alcuni fecero sciopero, una cosa sino ad allora sconosciuta. Altri erano diventati talmente poveri che nemmeno i parenti riuscivano più ad aiutarli. Tutti pensavano solo ai soldi che erano sempre troppo pochi. Ma nessuno metteva mai in dubbio il sistema perché pensavano che fosse il governo a gestirlo.

Si crearono così alcune società di finanziamento e prestiti dove alcune persone mettevano insieme i soldi che avevano in più. In questo modo, poterono richiedere il 6% di interessi, che era di più del 3% richiesto da Bankenstein. Ma loro potevano solo prestare il denaro che avevano e non disponevano del magico potere di Bankenstein di crearlo dal niente semplicemente falsificando le scritture contabili.

Queste società finanziarie infastidivano in qualche modo Bankenstein ed i suoi compari, così questi ultimi misero su delle società simili per conto loro. Acquistarono gran parte delle società concorrenti, o ne assunsero il controllo, in modo che tutto il mercato del credito fosse in mano loro.

La situazione economica peggiorò. I dipendenti erano convinti che i loro capi facevano troppi profitti. Gli imprenditori dicevano che i lavoratori erano troppo pigri e che non lavoravano onestamente. Ognuno dava la colpa all'altro. Il governo non riusciva a trovare una risposta mentre il problema più immediato era di prendersi cura di chi era stato colpito dalla povertà.

I governanti cominciarono a creare dei sistemi di assistenza sociale e promulgarono leggi che obbligavano tutti a contribuire. Ciò fece arrabbiare parecchia gente che pensava che la carità dovesse essere un atto volontario. "Queste leggi non sono nient'altro che una rapina legalizzata. Prendere qualcosa a qualcuno contro la sua volontà, al di là dello scopo per cui lo si faccia, non è differente dal rubare."

Ma ognuno era terrorizzato dalla possibilità di finire in galera se non avesse pagato. I sistemi di assistenza sociale sembravano dare qualche risultato positivo, ma ben presto il problema si ripresentò e fu necessario raccogliere altri soldi. Il costo di questo assistenzialismo aumentava di pari passo con l'ingrandirsi dell'amministrazione burocratica.

Molti governanti erano sinceramente orientati a fare del loro meglio. Questi non amavano chiedere ancora più soldi al loro popolo e, alla fine, risolsero di chiederlo in prestito a Bankenstein ed ai suoi compari. I governanti non sapevano come ripagare i debiti contratti.

La situazione era diventata difficile. I genitori non riuscivano più pagare i maestri per i loro bambini, e neppure i dottori. Gli operatori dei trasporti e altri imprenditori cominciavano a fallire.
Alla fine il governo fu costretto ad assumersi tutti questi servizi. Insegnanti, dottori ed altri, divennero dipendenti pubblici.

In verità pochi erano soddisfatti del lavoro: ora avevano uno stipendio assicurato ma avevano perso la loro identità. Erano diventati i piccoli ingranaggi di una macchina gigantesca.
Non c'era più spazio per l'iniziativa personale, per un riconoscimento dei meriti: lo stipendio era prefissato e le promozioni arrivavano solo se andavano in pensione o morivano i loro superiori.

Nella più completa disperazione, i governanti chiesero consiglio a Bankenstein. Infatti lo consideravano un saggio e questi sembrava sempre sapere come risolvere i problemi monetari. Bankenstein li ascoltò, ed alla fine disse: "Molta gente non è capace di risolvere da sé i propri problemi - hanno bisogno di qualcuno che lo faccia per loro. È ovvio che siete d'accordo sul fatto che la maggior parte della gente ha il diritto di essere felice e di avere i beni essenziali per vivere. Uno dei nostri detti è: tutti sono uguali - o no? Bene, l'unico modo per bilanciare la situazione è di prendere la ricchezza dai ricchi e darla ai poveri. Introducete un sistema di tassazione. Più uno guadagna, più deve pagare. Raccogliete le tasse da tutti secondo le loro capacità e datele a tutti secondo i loro bisogni. Le scuole e gli ospedali saranno gratuiti per quelli che non potranno permetterseli."

Bankenstein fece un bel discorso infarcito di alti ideali e concluse: "A proposito, ricordatevi che mi dovete dei soldi. È da un po' che mi avete richiesto prestiti. L'unica cosa che posso fare per aiutarvi, è di chiedervi di ripagare solo l'interesse. Il capitale rimarrà lì fermo."

Essi se ne andarono e senza riflettere a fondo sulle considerazioni di Bankenstein, introdussero la tassa progressiva sul reddito. Più uno guadagnava, più pagava. Questo sistema non piaceva a nessuno, ma o pagavano o finivano in prigione. I commercianti furono costretti ad aumentare ulteriormente i loro prezzi. I dipendenti chiesero stipendi più alti, costringendo gli imprenditori più deboli a chiudere o a rimpiazzare i lavoratori con delle macchine. Ciò causò ancor più disoccupazione costringendo il governo ad aumentare lo stato sociale e gli interventi assistenziali.

Vennero introdotti dazi doganali ed altri sistemi protezionistici allo scopo di far sopravvivere qualche industria e mantenere un minimo di occupazione. Alcuni cominciarono a chiedersi se lo scopo della produzione fosse quello di produrre merci o semplicemente di offrire assunzioni.

Mentre le cose peggioravano, si attuò il controllo degli stipendi, dei prezzi, e di quant'altro. Il governo cercò di aumentare le tasse in tutti i modi possibili. Qualcuno notò che su un filone di pane, dal grano del contadino fino al fornaio, c'erano più di 50 tasse.
Arrivarono gli "esperti" e qualcuno andò al governo. Ma nonostante le riunioni annuali, non si riuscì ad ottenere niente salvo alcuni articoli sui giornali che sostenevano la necessità di "ristrutturare" le tasse, che alla fine però, continuavano ad aumentare.

Bankenstein cominciò a richiedere indietro gli interessi "dovuti" ed una fetta sempre maggiore del prodotto interno lordo andava sprecato nel ripagamento della sua truffa contabile (in Italia siamo al 106% di debito pubblico rispetto al PIL: produciamo 100 ma siamo "indebitati" per 106).
Si formarono, quindi, dei partiti politici e la gente cominciò a chiedersi chi poteva meglio risolvere i suoi problemi. I partiti parlavano di tutto, delle personalità, degli ideali, delle ideologie, di tutto fuorché del vero problema. I Comuni cominciavano ad avere delle difficoltà.
In una delle città l'interesse sul debito era superiore alle tasse raccolte in un anno. Attraverso il paese, l'interesse non pagato aumentava. L'anno dopo, gli interessi venivano calcolati sull'interesse, incrementando ulteriormente il debito.

Lentamente ma inesorabilmente, la ricchezza del Paese diventava possesso sotto il controllo di Bankenstein e della sua cosca, parallelamente molta gente ne diveniva schiava. Ma il controllo sulla gente doveva essere totale ed i malviventi non erano al sicuro fino a quando ciò non si fosse avverato.
La maggior parte delle persone che osava opporsi, veniva messa a tacere attraverso la pressione finanziaria o con uno strumento più sottile rendendola ridicola. Per ottenere lo scopo, la cosca di Bankenstein comprò la maggior parte dei giornali, delle radio e delle televisioni selezionando accuratamente le persone che vi avrebbero operato. Molte avevano un sincero desiderio di migliorare il mondo, ma non capivano di essere strumentalizzate. Si occupavano solo degli effetti dei problemi trascurandone le cause.
C'erano vari giornali: uno per la destra, uno per la sinistra, uno per i salariati ed uno per i padroni, e così via. Non aveva molto significato a quale gruppo una persona appartenesse, l'importante era non guardare in faccia i problemi reali.

Il piano di Bankenstein era quasi completo - tutta la nazione era indebitata con lui. Attraverso l'educazione ed i media, Bankenstein controllava la mente delle persone. Queste potevano solo pensare quello che decideva lui.

Quando un uomo ha più soldi di quanti mai ne possa spendere per soddisfare i suoi piaceri, che cosa più lo può eccitare? Per quelli che hanno la mentalità della classe dirigente, la risposta è il potere: il puro potere dell'uomo sull'uomo. Anche gli idealisti venivano assunti nei media e nel governo, ma i veri camerieri che Bankenstein cercava erano quelli con la mentalità della classe dirigente.
La maggior parte degli orafi aveva scelto questa strada. Essi conoscevano l'eccitazione della grande ricchezza, ma non ne erano più soddisfatti. Avevano bisogno di una sfida più eccitante ed il gioco finale era il potere sulle masse.

Essi credevano di essere superiori a tutti gli altri: "È nostro dovere e diritto governare. Le masse non sanno cosa è bene per loro. Hanno bisogno di essere inquadrati ed organizzati. Governare è il nostro diritto dalla nascita."

Attraverso tutto il paese, Bankenstein ed i suoi picciotti possedevano molti uffici di prestito. Certo, erano di proprietà privata ed erano separati l'un l'altro. In teoria, erano in concorrenza l'uno con l'altro, ma in realtà lavoravano gomito a gomito. Dopo aver convinto alcuni governanti, misero su una istituzione che chiamarono la "Banca Centrale". Non usarono neppure i loro soldi per crearla: utilizzarono i depositi della stessa popolazione.

Questa istituzione aveva le sembianze di una operazione del governo tesa a regolare la fornitura della moneta, ma stranamente, nessun funzionario pubblico venne mai ammesso nel consiglio d'amministrazione.
Il governo non prendeva più a prestito direttamente da Bankenstein, ma cominciò ad usare un sistema di cambiali che scontava presso la Banca Centrale. I Buoni del Tesoro offerti non erano altro che la promessa di future tasse da riscuotere dai cittadini. Questo era confacente al piano di Bankenstein: far sì che la sua rapina sembrasse una operazione governativa. Ma dietro le scene, il burattinaio era sempre lo stesso.
Indirettamente, il controllo di Bankenstein sull'operato del governo era tale che quest'ultimo non aveva più alcuna scelta. Bankenstein amava dire in privato: "Datemi il controllo sulla moneta di una nazione e non mi fregherà niente di chi fa le leggi". Non aveva alcuna importanza quali fossero i governanti di volta in volta eletti, Bankenstein aveva il controllo della moneta, la linfa vitale della nazione.
Il governo otteneva i soldi, ma su ogni prestito veniva caricato l'interesse. Sempre più risorse venivano bruciate in progetti assistenziali e, ben presto, il governo non fu più nemmeno in grado di pagare l'interesse, tantomeno il capitale.

Ancora alcune persone si ponevano la domanda: "La moneta è una creazione dell'uomo. Non può essere aggiustata per servire l'uomo invece di comandarlo?" Ma queste persone diminuivano sempre più e le loro voci si perdevano nel folle trambusto per l'interesse inesistente.
Le amministrazioni cambiavano, i partiti cambiavano di nome, ma le politiche continuavano uguali. Al di là di qualsiasi governo al "potere", l'obiettivo di Bankenstein si avvicinava sempre più ogni anno che passava. Il popolo veniva tassato fino al limite, e non riusciva a pagare di più. Era giunto il momento per l'ultima mossa di Bankenstein.

Il 10% della moneta era ancora sotto forma di banconote e monete. Queste dovevano essere abolite in un modo tale da non destare sospetti. Finché si usava il contante, la gente era ancora libera di acquistare quello che voleva, mantenendo un qualche controllo sulla propria vita.
Andare in giro con somme di denaro in contanti non era considerato sicuro, data la povertà e la disperazione diffusa causate dalla cosca di Bankenstein: poteva accadere di venire rapinati da qualcun altro! Gli assegni non venivano accettati al di fuori della comunità locale e quindi si doveva pensare ad un sistema più efficiente per sostituire il contante. Ancora una volta, Bankenstein aveva pronta la risposta. La sua cosca inventò una carta di plastica personalizzata che mostrava il nome, la foto ed un numero d'identificazione del portatore.
Ogni volta che questa carta veniva presentata, il negoziante telefonava al computer centrale per controllarne il credito. Se era a posto, la persona poteva fare acquisti fino ad un certo importo.

All'inizio le persone vennero autorizzate a spendere una piccola somma, e se questa veniva ripagata entro il mese, non veniva addebitato alcun interesse. Questo poteva andar bene per il dipendente, ma l'uomo d'affari come poteva fare? Egli doveva acquistare macchinari, materie prime, pagare i dipendenti, ecc. Vendendo poi i prodotti, ripagava il credito utilizzato. Se un mese non ce la faceva, gli veniva caricato un interesse di 1,5% al mese. In un anno, l'interesse composto superava il 18%.

Agli uomini d'affari ed agli imprenditori non rimaneva che la possibilità di aggiungere questo costo al prezzo finale dei loro prodotti. Anche se questa moneta con il relativo interesse (circa 18%) era stata creata dal niente. In tutto il paese, agli imprenditori venne addossato il compito impossibile di ripagare i 100 dollari presi a prestito con 118 dollari di cui 18 non erano mai esistiti.

Ma sia Bankenstein che i suoi picciotti acquisivano sempre più prestigio nella società. Venivano considerati come pilastri di rispettabilità, dei veri e propri uomini d'onore. Le loro affermazioni sulle questioni finanziarie ed economiche venivano seguite con fede religiosa.

Sotto il fardello di tasse sempre maggiori, molte piccole imprese collassarono. Per effettuare delle attività venivano richieste licenze specifiche, chi non le aveva non poteva reinserirsi. Bankenstein controllava tutte le grandi società che avevano centinaia di filiali. Queste sembravano in concorrenza tra loro, ma lui le controllava tutte. Gli eventuali concorrenti venivano sistematicamente eliminati. Gli elettricisti, gli idraulici, i tappezzieri: tutti subirono la stessa sorte. Vennero fagocitati dalle società giganti di Bankenstein che ricevevano i sussidi governativi.

Bankenstein aveva fortemente voluto le carte di credito per eliminare i contanti: una volta che questi fossero spariti, solo chi possedeva la carta di credito avrebbe potuto sopravvivere.
Pianificò che chiunque avesse perso la carta di credito sarebbe stato impossibilitato a vendere od ad acquistare qualsiasi cosa, fino a quando non fosse stato in grado di dimostrare la propria identità. Per questo propose una legge che imponeva a tutti di fare un tatuaggio di identificazione sulla mano (nel passato, il tatuaggio sul braccio non aveva raccolto molto favore), un tatuaggio rilevabile da uno speciale lettore collegato al computer. Ogni computer sarebbe stato collegato al computer centrale in modo tale che di ognuno, in qualsiasi momento, si potesse sapere dove era e che cosa stesse facendo.

dalla prefazione di:
BANKENSTEIN,
Tutto quello che non avreste mai voluto sapere sulle banche

di Marco Saba

Fonte: EdicolaWeb


Avviso:
Si ricorda a tutti i lettori che è attivo il servizio Mailing List del sito, per venire avvisati quando ci sono aggiornamenti. Per iscriversi basta mandare un'email all'indirizzo antifemminista@gmail.com , usando come titolo "Iscrizione alla mailing-list".