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Lo 'Stupro Visivo'
25.8.2007
Due
articoli, entrambi pubblicati nel 2005.
Il primo proveniente dall'Australia, il secondo dagli Stati
Uniti.
Amico, il tempo è scaduto!
di LOU ROBSON, 14 Agosto 2005
I
lavoratori di sesso maschile che occhieggiano
alle passanti sono stati avvertiti di abbassare
lo sguardo dopo sette secondi - altrimenti rischiano
il licenziamento.
Ai muratori di un cantiere della Sunshine Coast
è stato detto di distogliere lo sguardo
prima che un'occhiata diventi una sbirciata, e
questo fa parte di un nuovo severo codice di condotta
adottato dalla Watpac Ltd.
"Ci hanno detto di non guardare le femmine
per più di sette secondi altrimenti avremmo
potuto perdere il lavoro", ha riferito un
dipendente della Watpac che lavora nel cantiere
di Coolum Beach.
"Faceva parte della sezione sulle molestie
sessuali del Safety Induction [1]
-
fui abbastanza scioccato di apprendere quanto
fossero severi".
Un portavoce della Builders Labourers Federation
Queensland (BLF) ha confermato che gli avvertimenti
facevano parte delle procedure adottate dalla
Watpac nel cantiere di Coolum Beach.
"La policy del non-perve [2]
è stata esposta durante le procedure di
insediamento nel cantiere", ha detto il portavoce.
"L'industria edile si è davvero data
una ripulita in questi ultimi anni".
L'amministratore delegato della Watpac, Greg Kempton,
ha detto che non era al corrente del limite dei
sette secondi.
"Non ho ben noto quella regola, ma se c'è
una simile regola, i lavoratori devono iniziare
a distinguere tra il guardare e il guardare troppo
a lungo", ha detto Kempton.
"Cinque o sette secondi potrebbero essere
accettabili, ma qualsiasi cosa oltre potrebbe
venir interpretata come una sbirciata. Penso sia
una questione di giudizio personale".
Il sig. Kempton ha detto che i lavoratori sono
stati informati, durante le procedure di formazione,
circa le linee guida della Watpac sulla sicurezza
e sulle molestie sessuali .
Il portavoce della BLF ha detto che la vecchia
tradizione del fischiare [NdR.
il fischiare alle donne da parte degli uomini]
è anch'essa stata messa al bando nel cantiere.
"Da quel che ne so non ci son state accuse
di molestie sessuali, compreso il fischiare, negli
ultimi nove anni", ha riferito il portavoce.
Courtney Anderson, un'abitante di Caloundra, ha
detto che ricevere un fischio ogni tanto non la
offendeva.
La ventenne, una modella che rappresenterà
Sunshine Coast al concorso di bellezza Miss Indy
di quest'anno, ha detto che i fischi dei lavoratori
nei cantieri erano una tradizione australiana.
"Finchè non viene detto niente di
offensivo, non m'importa del commentino o del
fischio quando passo davanti ad un cantiere",
ha detto la Anderson.
Nel Dicembre del 1994, una donna di Brisbane,
Rebekah Crow, presentò una denuncia alla
Commissione Anti-Discriminazioni dopo che dei
manovali le fischiarono e urlano dietro vicino
al centro commerciale Sunnybank Plaza, nel centro
di Brisbane.
La sig.ra Crow disse che i lavoratori le imprecarono
contro quando lei ignorò i fischi. La commissione
ammonì gli uomini e ordinò ad una
delle compagnie coinvolte nel caso di distribuire
kit contro le molestie sessuali ai lavoratori.
Anche la BLF ammonì gli uomini.
[
FONTE: The
Sunday Mail ]
[ TRADUZIONE: Antifeminist.altervista.org
]
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Tralasciando
tutti i discorsi sul fatto che gli uomini rappresentano circa
il 93% dei morti su lavoro, tralasciando il fatto che
gli uomini da sempre svolgono tutti
i lavori più pericolosi e usuranti, tralasciando
la perenne demonizzazione di qualsiasi comportamento maschile,
adesso, tralasciando tutto questo, rimangono alcune domande
da porsi:
•
A chi toccherebbe stabilire che
l'uomo ha effettivamente guardato la Sacra Donna
per più di 7 secondi ?
•
Che
succede se un uomo dice "l'ho guardata solo per 6
secondi", e la donna invece ribatte "no,
mi ha guardata per 8 secondi" ?
Si
arriverebbe alla classica situazione dove la parola di Lei
viene messa contro la parola di Lui.
E in questi casi nove volte su dieci è la parola di
Lei a vincere.
L'articolo sotto proposto venne pubblicato, sempre nel 2005,
dal Chicago
Sun Times:
Venir Abbordate
di Dr. Laura Berman, 6 Marzo 2005
Stavo
passeggiando per strada l'altro giorno, godendomi
l'estate nell'adorabile Michigan Avenue, e dirigendomi
verso Neiman Marcus per fare un pò di shopping.
Per me è la terapia definitiva!
Sfortunatamente, mentre attraversavo la strada,
ho notato un branco di muratori che stavano consumando
il loro spuntino sul davanzale del negozio Neiman.
Oltre ad essermi sentita ingiustamente privata
dell'allettante vista alla vetrina del negozio,
sapevo che presto sarei diventata io stessa un
oggetto allettante.
Molto presto, venti paia di occhi si son posati
su di me. Il gruppetto si è spostato da
un lato all'altro dell'entrata di modo che non
ci fosse più spazio per passare. Guardando
con occhi desiderosi e sorridendo, nel mentre
che rosicchiavano i loro panini (molto probabilmente
preparati dalle loro mogli), questi uomini non
sembravano davvero preoccuparsi di nascondere
il loro voyeurismo. Infatti, sembrava se lo stessero
gustando, assieme alle loro salsiccie e maionese.
"Che cosa state facendo qui ?" Ho chiesto.
"Mangiando il pranzo", hanno risposto
due. "Ma perchè qui ?" Ho insistito.
"Perchè ci piace il panorama, sai,
guardare le ragazze mentre passano".
Ahhhh. Le ragazze. Considerando che ero appena
stata fatta oggetto della loro guardoneria, son
stata per un breve momento distratta dall'uso
della parola "ragazza", visto che io
sono ben oltre persino una larga interpretazione
del termine. Nella speranza di scoprire la fonte
di questi guardoni-di-ragazze, ho insistito, usando
un linguaggio che avrebbero potuto capire.
"Allora, da dove venite voi ragazzi ? Lavorate
nel vicinato ?"
"Be, si, stiamo lavorando su un nuovo ospedale
per donne". Oh! Quindi questi uomini, che
stanno costruendo il meglio per l'assistenza sanitaria
delle donne, stanno facendo sentire male a me
e ad ogni donna di età compresa fra gli
8 e gli 80 anni che passa qui davanti.
"Allora, perchè non andate a mangiare
il vostro spuntino lì ?" Ho chiesto.
"Perchè altrimenti non vediamo le
ragazze. E perchè abbiamo bisogno di un'immagine
nella nostra testa per quando facciamo sesso con
le nostre mogli". Oh.
Quel giorno non arrivai mai al negozio di Neiman.
Non posso far altro che immaginare quante altre
donne si sentano come intercettate dall' "innocuo
sguardo" di questi muratori, sia che stiano
andando a fare shopping, o a lavorare o semplicemente
passeggiando. Gli uomini con cui ho parlato hanno
cercato di difendersi dicendo che non facevano
mai apprezzamenti e che la maggior parte delle
donne sembrava divertirsi per via dei loro sguardi,
visto che molto spesso sorridevano. Ma stiamo
scherzando ?
L'atteggiamento che ho incontrato in questi uomini
non è niente di nuovo. Nonostante ciò
è scoraggiante a vari livelli - dalle mogli
di questi uomini; a me e alle molte donne che
camminano per quella strada; al datore di lavoro,
l'ospedale e l'organizzazione sindacale di questi
uomini; e persino al buon vecchio Neiman Marcus,
che gli permette ogni giorno di sedersi nel davanzale
della loro vetrina.
Quindi, ho deciso di chiamare al manager del negozio
di Neiman. La donna mi ha detto che nessuno si
era mai lamentato per il comportamente della squadra
di muratori durante la pausa pranzo. Perciò,
a nome mio e di ogni altra donna là fuori
che non vuole sentirsi come mangime per le fantasie
sessuali dell'ora di pranzo - considerate questa
come una protesta ufficiale.
Un branco di muratori che guardano stupidamente
delle donne potrebbe essere uno dei più
vecchi clichés che ci siano, ma un primo
passo per cambiare questa situazione è
semplicemente smettere di sorridergli e tollerarli.
[
FONTE: Chicago
Sun Times - Berman
Center ]
[ TRADUZIONE: Antifeminist.altervista.org
]
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Un gruppo di muratori sta facendo pausa pranzo, riposandosi
per qualche minuto dopo una mattinata di duro lavoro. Per
la precisione: stavano costruendo un ospedale per donne
(e già qui ce ne sarebbe da dire...). Questo gruppetto
di muratori, decide di consumare il loro pasto davanti alla
vetrina di Neiman
Marcus, un negozio per ricconi nel quale un paio di scarpe
sportive può venire a costarti la bellezza di 1'000
dollari.
La sessuologa/terapista/opinionista dottoressa Laura Berman
proprio in quel negozio si stava recando per fare un pò
di "shopping terapia".
Quel che vede non è un gruppo di uomini lavoratori,
che si riposano durante la pausa pranzo da uno dei lavori
più pericolosi, faticosi e logoranti che ci siano,
ma un "branco"
di muratori che le bloccano la vista alla vetrina del suo
negozio preferito.
Questi uomini, dice la Berman, stavano "rosicchiando"
(come le bestie ?)
i loro panini.
Panini che, dice la Berman, "molto probabilmente
sono stati preparati dalle loro mogli" - come per
insinuare che ci sarebbe qualcosa di sbagliato in ciò.
La Berman prosegue spiegando come questi uomini non si vergognassero
del loro "voyeurismo", cioè non nascondevano
il fatto che stavano guardando (ammirando ?) le passanti nel
mentre che consumavano i loro panini.
La Berman, "sessuologa", "terapista",
"dottoressa", cioè una delle tante teste
vuote che riempiono pagine di giornali e talk-show televisivi
con le loro ridicole opinioni sulla "coppia",
sul "maschio", sulle "relazioni amorose"
(etc.etc.), evidentemente non contenta di raccontare balle
ai suoi "assistiti" e ai maschietti-femministi che
la stanno ad ascoltare, vide bene di infastidire anche un
gruppetto di muratori in pausa pranzo.
Dopo avergli chiesto perchè non si spostassero, la
Berman riferisce che un muratore, ad una delle sue domande
avrebbe risposto "...e perchè abbiamo bisogno
di un'immagine nella nostra testa per quando facciamo sesso
con le nostre mogli".
Le leggi sulle molestie sessuali negli Stati Uniti sono molto
rigide.
Una frase simile a quella sopra riportata, detta alla persona
sbagliata (cioè ad una femmina col dente avvelenato,
come in questo caso) potrebbe costare il posto di lavoro ad
un uomo, quindi ci sono due possibilità:
1) La Berman si è inventata quella frase per far
passare quel gruppetto di uomini come dei "villani"
2) Tipico di queste "sessuologhe" ed "esperte"
è il modo di fare assolutamente polemico, aggressivo
ed arrogante, dato che essendo circondate da maschietti-molluschi
che le danno sempre ragione, alla fine loro stesse si convincono
davvero di essere sempre nel giusto. Uno dei muratori, avendo
capito subito con chi aveva a che fare, ha "sparato"
quella frase per togliersi subito dai piedi la 'rompiscatole'.
D'altronde, dei muratori in pausa pranzo si suppone debbano
riposarsi, non stare a bisticciare con una "sessuologa"
boriosa ed arrogante.
La Berman prosegue, nel suo racconto, dicendo di aver chiamato
la manager del negozio per lamentarsi. La manager le risponde
che lei è la prima persona ad essersi mai lamentata
di quel gruppeto di muratori.
Non contenta di aver rovinato la pausa pranzo a degli uomini
che stavano costruendo un ospedale per sole donne, la
nostra eroina decide anche di scrivere un articolo per il
'Chicago Sun Times' su questa vicenda. L'articolo, dato che
viviamo in una società femminista, viene anche pubblicato.
...
Seppur non venga esplicitamente menzionato, entrambi gli articoli
sopra presentati trattano di quel che le femministe americane
chiamano lo "stupro visivo",
o anche "violazione visiva",
cioè ricevere uno sguardo maschile non-voluto, che
equivarrebbe -dicono loro- alla penetrazione fisica non-voluta
(cioè lo stupro). Lo sguardo non-gradito potrebbe essere
una semplice occhiata, magari alla scollatura di una donna
o alle gambe (messe ben in evidenza con minigonne inguinali...),
oppure "mercificando" il corpo delle donne tramite
l'esposizione di foto o altre rappresentazioni visive di nudi
femminili (calendari, giornalini, poster etc.etc.).
In una lettera ad un giornale australiano, una femminista
del luogo, tale Sheila McBelbo, disse che "se un
uomo mi guarda in una maniera che non mi piace, dovrebbe ricevere
la stessa punizione che riceverebbe un uomo che decidesse
di aggredirmi sessualmente". A questa perla aggiunse:
"la società mette in galera gli stupratori,
e così dovrebbe fare lo stesso con gli stupratori-visivi".
Le teorie femministe sullo "sguardo maschile" sono
però cosa vecchia.
Laura Mulvey, una femminista inglese, pubblicò nel
1975 un saggio -poi diventato discretamente famoso- intitolato
"Piacere Visivo e Cinema Narrativo", nel quale proponeva
la teoria dello "sguardo" come un sintomo di squilibrio
di potere, dove ovviamente il colpevole era lo "sguardo
maschile". La Mulvey fermava le sue considerazioni su
un piano strettamente cinematografico, in particolare sul
fatto che -secondo lei- nei film la cinepresa veniva usata
come se fosse lo sguardo di un maschio eterosessuale, e cioè
si soffermava e indugiava lentamente nelle curve delle attrici
proprio come avrebbe fatto nella realtà un maschio
eterosessuale. Un tale "comportamento", sempre secondo
la Mulvey, relega le femmine allo stato di "oggetti".
La Mulvey non disse niente però sulle femmine che
si propongono come oggetti sessuali, andando in giro praticamente
in mutande, in un circo colorato di chiappe e tette al vento
che sembra urlare "guardatemi tutti quanto son bella!".
Gli uomini dovrebbero girare con i paraocchi, come i cavalli,
secondo queste squinternate.
Oppure con un timer che li avvisa quando sono scaduti i "7
secondi" e devono perciò abbassare lo sguardo
a terra.
Allo "stupro visivo" si va poi ad aggiungere lo
"stupro verbale" (approcciare una donna per
strada), lo "stupro mentale" (Paula Jones,
una delle stagiste coinvolte negli scandali sessuali durante
la presidenza di Bill Clinton, una volta disse che l'atteggiamento
"libertino" di Bill era "come uno stupro
mentale") e infine, forse il più conosciuto
di tutti, lo "stupro emotivo" ("l'utilizzo
delle più nobili emozioni di qualcuno, come l'amore,
senza consenso"). Su quest'ultimo sono stati scritti
anche molti libri, e gli autori, spesso, ci tengono a precisare
che la vittima può essere anche un uomo.
E di questi tempi, viene da dire che le vittime di "stupro
emotivo" sono specialmente gli uomini.
...
Note
[1]
Il "Safety Induction", in Australia,
sono dei corsi di formazione adottati dai datori di lavoro per
educare i propri dipendenti su temi quali la sicurezza, i macchinari,
e la condotta comportamentale da seguire (quindi anche corsi
sulle "molestie sessuali")
[2]
"non-perve":
policy "anti-pervertiti".
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