|
Bambino costretto dalla zia a bere il
proprio sangue
Questa storia arriva dalla Nuova Zelanda, dove si è
svolto il processo a Shandi
Barlow, una donna di 42 anni accusata
di aver picchiato a sangue suo nipote, aver raccolto quel
sangue in una tazza, e aver costretto il bambino a berlo.
Questa è una fra le tante accuse mosse alla donna.
Il bambino vittima di questi abusi è Etekia Araia,
che quando si svolsero i fatti aveva appena 14 anni (adesso
18). Il pubblico ministero che si è occupato di questo
caso, Rebecca Mann, ha riferito al giudice le accuse mosse
contro la signora Barlow :
•
Aver picchiato il bambino fino a farlo sanguinare,
poi aver raccolto il sangue in una tazza e aver costretto
il bambino a berlo.
• Aver vestito
il bambino con abiti da donna, ed averlo costretto a spogliarsi
fino a rimanere in mutande. [ndr. da questo
dettaglio, comune a molte abusatrici di bambini, si può
intuire il carattere implicitamente anti-maschile e misandrico
di questi abusi [1] ]
• Averlo spesso lasciato senza cibo
per giorni. E quando mangiava era costretto a farlo fuori
casa vestito in mutande [ndr. d'altronde i "maschi
sono animali", dicono le femministe, è giusto
che mangino fuori come dei cani]
• Averlo punito per aver accidentalmente
rotto un bicchiere mentre lavava i piatti. La punizione: colpito
ripetutamente con un vaso finchè non si ruppe.
• Avergli proibito di usare
il bagno, poi quando il bambino un giorno lo usò, la
donna lo prese per la testa e gliela sbattè contro
il lavandino, lasciando persino il segno dei denti.
• Averlo
ripetutamente picchiato con un tubo di gomma.
La giuria
ha poi appreso dal dottor John Sheardown, che ha visitato
il bambino, di aver scoperto varie cicatrici nel corpo.
Robyn Whanga, una ex vicina di casa della signora Barlow,
ha testimoniato di aver visto più volte come il bambino
veniva trattato dalla zia. La sig.ra Whanga ha riferito di
aver visto un bambino "scheletrico" raccogliere
briciole di cibo da un barbecue, e un giorno di averlo visto
"raschiare" un materasso per circa 8 ore consecutive.
"Sono andata a casa sua e ho chiesto perchè
il bambino doveva 'strofinare' il materasso in quel modo.
Ma lei (la Barlow) non la prese molto bene. Mi disse praticamente
di farmi gli affari miei ed iniziò ad inveirmi contro",
ha riferito la sig.ra Whanga.
La Barlow
si è dichiarata colpevole e la sentenza era attesa per
il 18 Settembre.
In attesa
che qualche giornale pubblichi il continuo di questa storia,
e cioè la sentenza che la donna ha ricevuto, è
comunque facile ritenere che un uomo accusato degli stessi
crimini avrebbe ricevuto un trattamento ben più duro,
come già dimostrato in questo
articolo.
Non è infatti improbabile che Shandi Barlow abbia ricevuto
la stessa sentenza che un mese fa ricevette Samantha J. Davis,
una donna americana di 33 anni colpevole di aver tagliato
la lingua di suo figlio (6 anni) con delle forbici arroventate.
Suo figlio maschio, ovviamente. La Davis ricevette
come condanna fra i 60 e i 180 giorni in un istituto penitenziario.
Oppure la sentenza ricevuta da Phyllis Nelson (un'altra donna
americana), che nel 2001 uccise il marito a coltellate. Dopo
appena tre anni di carcere ricevette la libertà.
E proprio ieri, 20 Settembre, è stata condannata a
soltanto 6 mesi di carcere un'altra donna americana,
Joanne Riva, colpevole, dopo una lite con suo marito durante
il loro 25esimo anniversario di matrimonio, di averlo ucciso
investendolo con la macchina.
Questi sono tutti omicidi, abusi e torture che le femministe
ben si guardano ad aggiungere nelle loro belle "statistiche"
infiocchettate dove le donne sono sempre presentate come vittime
e gli uomini come carnefici.
Note
[1]
così
come erano chiaramente di natura misandrica e anti-maschile
le torture nel carcere di Abu Grahib, dove i prigionieri maschi
venivano spogliati e obbligati ad indossare biancheria femminile,
poi umiliati e derisi dalle "coraggiosissime" soldatine
americane sulle "scarse dimensioni" dei loro peni.
Una di queste "soldatesse" affermò che durante
un interrogatorio, rivolgendosi ad un prigioniero iracheno che
era nudo davanti a lei, gli disse "Credi forse che saresti
in grado di soddisfare una donna con quell'affare ?",
indicando il pene del prigioniero. Più tardi questa "soldatessa"
(Kayla Williams) scrisse un libro intitolato "Amo il
mio fucile più di te - Essere giovani e femmine nell'esercito
USA". Ovviamente il "più di te" è
riferito all'intero Genere Maschile.
|
|