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Parte Commissione "Salute Donna"
Il
19.12.2005 un'agenzia ANSA ha riportato la seguente notizia:
L'obiettivo e' tutelare la donna con prevenzione
e cura
Parte Commissione "Salute Donna" (ANSA)
- ROMA, 19 dic - Parte l'attivita' della Commissione "Salute
Donna", che delineera' un programma di politica e prevenzione
sanitaria della donna. Dipendenze da alcool, tabacco e
droga, malattie, violenze, depressione post-partum, diritti
delle donne immigrate, incidenti domestici e sul lavoro,
sono i temi che la Commissione affrontera' proponendo
soluzioni. La Commissione si articolera' in 3 gruppi e
terminera' i lavori entro il 26 marzo 2006. © Ansa |
Uno
dei tanti mali prodotti da quella ideologia grottesca e fallimentare
che è il femminismo, è appunto quello di aver
creato la percezione che esiste un genere, quello femminile,
che vivrebbe in una condizione di costante e perenne "sofferenza".
Quello femminile è dunque il "genere sofferente",
mentre quello maschile sarebbe -sempre a detta delle argute
femministe- il genere che "se la spassa".
Ovvero sono le donne in condizioni di salute precaria, sono
le donne che soffrono delle varie dipendenze da alcol e droga,
e infine sarebbero solo le donne che soffrono per via delle
malattie. Gli uomini, nel frattempo, "se la spassano".
Nell'ottica di questa desolante situazione nella quale è
immerso l'intero Occidente, è cosa normalissima e ordinaria
che nascano come funghi queste "commissioni" per
la tutela della "Salute della Donna". Ovvero, commissioni
femministe che hanno alla base un'ideologia sessista e
discriminatoria come è appunto il femminismo. Avendo
dunque ormai appurato che le femmine fanno parte del "genere
sofferente", andiamo a dare un'occhiata al "genere
che sa la spassa", i maschi.
| INCIDENTI SUL LAVORO: |
Dai dati dell'INAIL:
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Ogni anno in Italia muoiono circa 1'400
persone sul posto di lavoro (4 morti al giorno).
IL 95%
di questi morti sono MASCHI. |
Perchè
il "genere che se la spassa" fa i lavori più
pericolosi e usuranti.
Non
esiste ad oggi, pare, nessuna commissione "Salute
Uomo" che tuteli gli uomini lavoratori (che sono
poi, alla fine dei conti, coloro che costruiscono
le case dove viviamo...).
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| SUICIDI: |
| Dai dati dell'Organizzazione Mondiale
per la Sanità: |
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ITALIA:
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| Maschi: 11.1
suicidi ogni 100'000 abitanti |
| Femmine: 3.4
suicidi ogni 100'000 abitanti |
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Il
"genere sofferente" dunque muore di
meno sul posto di lavoro, e si suicida anche di meno
rispetto al "genere che se la spassa".
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| DIPENDENZA ALCOL: |
| Dai dati dell'Osservatorio Nazionale
Alcol: |
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In
ITALIA i
consumatori di bevande alcoliche rappresentano:
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| Maschi: 88,6%
(21 milioni circa) |
| Femmine: 60,1%
(15 milioni circa) |
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| Stima del numero degli ALCOLISTI
in ITALIA: |
| Si stima che gli alcolisti siano circa un
milione, prevalentemente maschi, con un rapporto
maschi/femmine di 3 a 1 circa. |
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Di
seguito ecco due schemi che riassumono efficacemente
come si traduce in malattie, incidenti, morti e salute
precaria l'abuso di sostanze alcoliche nell'Unione Europea:

Come
si può facilmente notare da questi due schemi
anche in questo caso il genere "che se la spassa"
è quello che invece soffre di più a causa
dell'abuso di sostanze alcoliche.
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| HIV - AIDS: |
| Dai dati dell'INMI: |
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Atlante di
Mortalità - 30 Anni di malattie infettive in
ITALIA :
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Nei Paesi industrializzati, il diffondersi dell’epidemia
da infezione da HIV nei primi anni ’80 ha segnato l’inizio
di un drastica inversione di rotta nell’andamento della
mortalità per malattie infettive e ha da allora rappresentato
il principale problema emergente di sanità pubblica
per almeno i due decenni successivi. In Italia, i primi
casi di AIDS (che rappresenta la fase dell’infezione
da HIV complicata da alcune malattie specifiche) sono
stati segnalati nel 1982 e si stima che i primi contagi
con il virus HIV siano avvenuti intorno alla metà degli
anni ’70 poiché anticorpi anti-HIV sono stati riscontrati
in sieri di tossicodipendenti congelati in quegli anni.
La curva epidemica dell’AIDS è iniziata a crescere rapidamente
dal 1984, alimentata in gran parte da casi in tossicodipendenti
e, in misura minore, in omosessuali maschi con una durata
mediana del tempo di incubazione (cioè, il tempo tra
infezione e comparsa dell’AIDS) di circa 10 anni. Nel
corso dell’epidemia, la durata del tempo di incubazione
è andato allungandosi per l’introduzione di farmaci
antiretrovirali sempre più efficaci - in particolare
a partire dal 1996 - ed è cambiata la composizione dei
gruppi di popolazione coinvolti. Sono, infatti, aumentati
i casi di AIDS diagnosticati tra la popolazione eterosessuale,
tra le donne in particolare, ed è aumentata l’età media
alla diagnosi. Alla fine del 2002, sono stati circa
45,000 i casi di AIDS notificati in Italia e si stima
che almeno 150,000 persone abbiano contratto l’infezione
da HIV. I dati di mortalità riflettono l’evento terminale
della storia naturale dell’infezione da HIV ed offrono
informazioni temporali limitate per quanto riguarda
molti aspetti epidemiologici del periodo preso in esame.
Tuttavia, essi rappresentano un importante strumento
di misura dell’impatto dell’infezione da HIV/AIDS soprattutto
in confronto ad altre cause di morte e nelle fasce di
età al di sotto dei 40 anni in cui la mortalità competitiva
è bassa. Tra il 1993 ed il 1996, l’infezione da HIV/AIDS
era, negli uomini di 30-39 anni di età, la prima causa
di morte, responsabile di circa un terzo di tutti i
decessi. Questa analisi dei dati di mortalità per HIV/AIDS
si riferisce al periodo 1985-1999, cioè dal primo anno
con un numero elevato di morti (1985) all’ultimo anno
di disponibilità delle informazioni (1999). Tale periodo
è stato suddiviso in tre parti (1985-1992; 1993-1996;
1997-1999) in accordo alla mutazione del quadro epidemiologico
e alla disponibilità di farmaci antiretrovirali sempre
più efficaci. Il primo periodo da noi preso in esame,
il 1985-1992, è stato caratterizzato dall’esplosione
dell’epidemia di AIDS nelle categorie a rischio (soprattutto
tossicodipendenti e maschi omosessuali) in alcune aree
del centro-nord, e i dati di mortalità ben riflettono
questo aspetto.
La mortalità
complessiva era più alta negli UOMINI
(33.6 morti/milione) che
nelle DONNE (8.6 morti/milione)...
...ed era particolarmente elevata in entrambi i
sessi nella fascia di età 30-39 anni (118.2
morti/milione nei MASCHI e 22.5
morti/milione nelle FEMMINE).
La mortalità era essenzialmente concentrata in alcune
aree del nord (Lombardia, Liguria, Emilia-Romagna) e
del centro (Lazio) Italia nonché in Sardegna. Complessivamente,
nel nord Italia si moriva tre volte più frequentemente
che nel sud Italia. La mortalità per HIV/AIDS è continuata
ad aumentare nel periodo 1993-1996, quando la disponibilità
dei primi farmaci antiretrovirali (sia singoli che in
combinazione doppia) aveva iniziato a produrre i primi
effetti positivi sull’allungamento della durata dell’infezione.
Mediamente, in tale periodo si contavano 106.1
morti/milione nei MASCHI e 31.2
morti/per milione nelle FEMMINE: anche in
questo periodo, la mortalità era particolarmente elevata
nella fascia di età 30-39 anni in cui si osservava un
picco di mortalità nei MASCHI (535.9 morti/milione).
Persisteva il divario Nord/Sud, con un eccesso di mortalità
di circa tre volte più elevato al Nord. Anche in questo
periodo, la Lombardia, la Liguria, l’Emilia-Romagna,
il Lazio e la Sardegna (in entrambi i sessi) erano le
regioni che pagavano il più alto tributo di mortalità
alla epidemia di HIV/AIDS.
Il positivo effetto delle terapie antiretrovirali altamente
efficaci (le cosiddette HAART) si manifesta chiaramente
nel triennio successivo, 1997-1999: i tassi di mortalità
si abbassano di circa tre volte, scendendo
a 33.1 morti/milione nei MASCHI
e a 10.4 morti/milione nelle FEMMINE,
una diminuzione osservata in modo omogeneo tra le nei
due sessi, in tutte le classi di età ed in tutte le
regioni italiane.
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FONTE: INMI.it
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| TOSSICODIPENDENZA
IN ITALIA: |
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Nel corso del 2002 i Sert presenti sul territorio
nazionale hanno assistito 151.051 pazienti (+5,7%
rispetto al 2001, +71% rispetto al 1991). Il
tasso di incidenza della tossicodipendenza (stimato
in base a coloro che si rivolgono a servizi pubblici)
nel 2002 è stato di 48,9 ammalati per 10mila abitanti
maschi, con valori sensibilmente sopra
la media in Liguria (72,9), Piemonte (58,4), Puglia
(57,4), Toscana (57,2), Sardegna (57,1), Abruzzo
(55,7), Marche (53,2), Campania (52,9). In Campania,
in poco più di dieci anni, il numero totale dei
pazienti è più che triplicato passando dai 5.294
del 1991 ai 16.523 del 2002. Stesso discorso in
Calabria che è passata da 1.084 a 4.936, in Abruzzo
da 825 a 4.047, nelle Marche da 1.848 a 4.421.
Significativi i dati registrati in Friuli e in
Liguria dove il numero di pazienti è raddoppiato
nonostante i servizi siano stati dimezzati: il
numero medio di utenti dei Sert è passato dai
189 del 1991 ai 514 del 2002, con un picco di
1.321 pazienti in media per ogni Sert registrato
nella regione Liguria. Questi dati ci danno un'idea
della dimensione e gravità del fenomeno ma non
rappresentano fedelmente la realtà come si capisce
dal tasso di incidenza di 21,7 tossicodipendenti
per 10mila abitanti registrato nel Molise, un
tasso relativamente modesto che si spiega con
l'assoluta carenza di strutture di assistenza
e con la conseguente totale inaffidabilità delle
rilevazioni statistiche in quella regione. Il
tasso di incidenza della tossicodipendenza registrato
tra gli uomini è sei volte quello delle donne
e gli uomini rappresentano l'86,5% dei pazienti
iscritti ai Sert.
Il rapporto
maschi/femmine si abbassa sensibilmente sotto
la media nelle regioni del Centro-Nord (minimo
3/1 in Valle d'Aosta) e risulta
notevolmente sopra la media in tutte le regioni
del Sud (con un massimo di 15/1 in Calabria).
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Al
momento non si ha notizia di nessuna commissione "Salute
Uomo" per delineare un programma di politica e
prevenzione sanitaria dell'uomo.
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| DIPENDENZA TABACCO: |
| Dai dati dell'ISTAT (2003): |
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In
ITALIA i
fumatori sono:
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| Maschi: 31,0%
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| Femmine: 17,4%
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Anche
qui a soffrire di questa dipendenza sono gli uomini per
la maggior parte. |
| MORTALITA' INFANTILE: |
| Dai dati dell'US Government - World Factbook
(2005) : |
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In
ITALIA:
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| Maschi: 6.55
morti ogni 1,000 nascite |
| Femmine: 5,29
morti ogni 1,000 nascite |
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| ASPETTATIVA
DI VITA: |
| Dai dati dell'ISTAT (2003-2004) : |
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In
ITALIA:
|
| Maschi: 77.3
anni |
| Femmine: 83,1
anni |
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Quindi
in media il genere "che se la spassa"
muore 6 anni prima
rispetto al genere "sofferente".
E invece di creare una commissione "Salute Uomo",
nella bella Italia femminista ne creano una "Salute
Donna". Forse quando il divario si sarà
allargato ulteriormente, e le Donne moriranno a 100
anni forse qualcuno si accorgerà che chi
se la passa peggio sono proprio gli uomini, che
muoiono 6 anni prima della Donne.
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Questo
è comunque un trend che si può riscontrare un
pò in tutti i paesi occidentali. In Austria
ad esempio gli uomini vivono in media 76 anni, mentre le donne
vivono in media 82 anni (dati quindi quasi identici a quelli
italiani). Nonostante ciò il Governo Austriaco ha istituito
un "Ministero per la Salute e le Donne" (Bundesministerium
fur Gesundheit und Frauen).
Negli USA il governo ha creato un dipartimento per
la "salute della donna" (The Office on Women's
Health - OWH) nonostante le donne anche negli Stati Uniti
vivano in media 6 anni in più degli uomini, e che nelle
11 principali cause di morte gli uomini hanno un maggiore
indice di mortalità rispetto alle donne. Gli
uomini infatti sono in cima alle classifiche
delle
malattie cardiache (con oltre il doppio di morti rispetto
alle donne), dei tumori, degli incidenti (gli
uomini sono 2,5 volte più probabili morire per incidenti
che le donne), del diabete, degli infarti, dei
suicidi, delle polmoniti, della cirrosi,
dell'HIV (9 morti su 10 causati dal virus dell'HIV
sono uomini), dei problemi ai polmoni, e degli omicidi
(ogni 5 omicidi 4 vittime sono uomini). E nonostante tutto
questo, anche negli USA (patria mondiale del Femminismo)
hanno il coraggio di istituire un Ufficio Governativo
che si occupa solo della "Salute della Donna". Anche
negli Stati Uniti dunque ai maschi viene insegnato fin da
piccoli a non lamentarsi e ad "ingoiare il rospo"
("suck it up", dicono gli americani...).
L'unica
reale motivazione per aprire una commissione "Salute
Donna" in Italia -considerando che non esiste un equivalente
maschile e gli uomini se la passano molto peggio-
è che il valore dato alle appartenenti del Genere
Femminile è di gran lunga maggiore rispetto a quello
degli appartenenti al Genere Maschile. Un valore
talmente sproporzionato che certe giornaliste hanno
perfino il coraggio di scrivere articoli riguardo gli
incidenti sul lavoro e titolarli "Donne: infortuni
lavoro,118 morti l'anno". Che poi i restanti 1'400
morti siano uomini poco interessa, quello che importa
è accrescere in chi legge la sensazione che quello
femminile sia il "genere sofferente", mentre quello
maschile il genere che "se la spassa".
"La società Occidentale è
talmente ossessionata con le donne da aver raggiunto un punto
di nevrosi di massa..."
[ Paul Nathanson; Katherine Young. "Spreading Misandry"
]
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