Dicembre 2008
 
   
L'Opinione dei Lettori


















 
 

Icarus, Alberto, Giuseppe, Silvio, Davide, Sergio - 17.12.2008


#1 Icarus.10
Oggetto: Sistema Pensionistico italiano


Segnalo una presa di posizione di condanna dell' Ue nei confronti del sistema pensionistico italiano (http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/daassociare/visualizza_new.html_816923280.html) per il diverso tetto d'età nell'età pensionabile a seconda dei sessi: come sappiamo, 65anni per gli uomini, 60anni per le femmine. Ovviamente questo documento di condanna stabilisce un precedente, perchè, di fatto, viene riconosciuto, seppur molto implicitamente, una norma discriminatoria antimaschile. Tuttavia questi dell' UE che hanno redatto questo appunto nei confronti dell' Italia si sono resi conto di "averla fatta grossa" (in quanto parlare di discriminazione antimaschile è un tabù), e quindi per scampare al prevedibile attacco mediatico femminista, si sono riparati sfoderando una tipica menzogna del vittimismo femminista ("non compensa gli svantaggi ai quali sono esposte le carriere dei dipendenti pubblici donne..") che ha rovinato tutto quello di buono che c'era nel loro documento di denuncia. Peccato.
http://www.sonoattila.blogspot.com/




#2 Alberto
Oggetto: finalmente un passo avanti verso la vera parità


Finalmente un passo in avanti verso la vera parità.

Soltanto, peccato che soltanto la Bonino si sia accorta che « giustificato beneficio » è la definizione usata nel circolo del cucito e in quello delle femministe: per tutto il resto del mondo si tratta di iniqua discriminazione su base sessuale.

Alberto

Da «La Repubblica » del 25 novembre

L'avvocato che ha difeso l'Italia davanti alla Corte di Giustizia Europea spiega perché
la sentenza di condanna cancella "un giustificato beneficio" per le lavoratrici donne

Tutti in pensione alla stessa età?
"Per le donne non è una vittoria"

Il tribunale del Lussemburgo ha giudicato iniqua la disposizione che stabilisce una età pensionabile diversa per uomini e donne
di ROSARIA AMATO

L'aula della Corte europea

ROMA - L'età pensionabile di uomini e donne nel pubblico impiego dovrà essere equiparata. Il 13 novembre scorso, la Corte di Giustizia Europea ha infatti condannato l'Italia per la disparità di trattamento tra uomini e donne: la nostra normativa, in base alla quale le donne possono andare in pensione a 60 anni, mentre gli uomini devono aspettare il compimento del 65° anno è stata ritenuta iniqua nei confronti dei maschi.

Wally Ferrante, Avvocato dello Stato, ha rappresentato l'Italia davanti alla Corte del Lussemburgo nella discussione del ricorso che la Commissione ha presentato contro la nostra normativa previdenziale: "Dalla sentenza della Corte di Giustizia - spiega - deriva l'obbligo dello Stato italiano di parificare l'età pensionabile dei pubblici dipendenti tra uomini e donne". Ma questa parificazione, osserva l'avvocato Ferrante, si tradurrà nell'ennesimo svantaggio a carico delle donne lavoratrici: "Attese le note ristrettezze di bilancio, dubito che l'età sarà abbassata per tutti a 60 anni, essendo più verosimile che venga elevata per tutti a 65 anni. Pertanto il risultato è che le donne, che anche prima 'potevano' lavorare, a semplice richiesta, fino a 65 anni (e lo facevano nella maggior parte dei casi), ora 'dovranno' lavorare fino a 65 anni. Non mi sembra una grande vittoria".

La sentenza è stata accolta positivamente in Italia da chi, come la vicepresidente del Senato Emma Bonino, ha sempre visto con sfavore il fatto che "in Italia esista una legge che stabilisce che una donna debba avere meno anni di contributi di un uomo, comportando così una discriminazione retributiva a tutti gli effetti". Ma, obietta l'avvocato Ferrante, di fatto, una volta tanto, la discriminazione si traduceva in un vantaggio a favore delle donne, dal momento che si tratta di "una mera facoltà discrezionale per queste ultime di optare per la cosiddetta 'uscita anticipata'" al raggiungimento dei 60 anni".

Una facoltà che si riteneva in qualche modo dovuta alle donne, molto più impegnate nel lavoro familiare e di cura dei figli. Che si tratti di una facoltà, che non si è tradotta negli anni in una coercizione, ricorda Ferrante, lo dimostra anche il fatto "che le donne aventi diritto a tale opzione per aver raggiunto il sessantesimo anno di età, nel 66% dei casi hanno liberamente deciso di proseguire il proprio rapporto di lavoro".

Ma quella lamentata dalla Commissione Europea, e riconosciuta come tale dalla Corte di Giustizia Europea, è piuttosto la disparità di trattamento "ai danni degli uomini": "La Commissione deve rilevare - si legge nel ricorso presentato davanti al tribunale del Lussemburgo - che la sola previsione di tale facoltà (il pensionamento a 60 anni, ndr) a favore delle donne costituisce una discriminazione ai sensi dell'art.141 CE dal momento che la medesima facoltà non è concessa agli uomini".

Tale discriminazione, ricorda l'avvocato Ferrante, ha storicamente una propria ragione d'essere nel fatto che "il sesso 'debole' nel mondo lavorativo è tutt'ora quello femminile e che la compensazione di eventuali svantaggi nelle carriere debba essere effettuata nei confronti delle donne e non certo degli uomini". Il richiamo è alla normativa che stabilisce che "il principio della parità di trattamento non impedisce agli Stati membri di mantenere o di adottare misure che prevedono vantaggi specifici volti a facilitare l'esercizio di un'attività professionale da parte del sesso sottorappresentato oppure a evitare o compensare svantaggi nelle carriere professionali".

"Ma anche queste considerazioni non sono valse a evitare la condanna", conclude l'avvocato Ferrante. La Corte, infatti, pur non negando l'esistenza di situazioni negative a carico della donna nel mondo del lavoro, ha sostenuto che la diversa età pensionalbile "non compensa gli svantaggi ai quali sono esposte le carriere dei dipendenti pubblici donne e non le aiuta nella loro vita professionale né pone rimedio ai problemi che possono incontrare nella loro vita professionale".
( 25 novembre 2008)




#3 Giuseppe
Oggetto: Conoscenza


Felice di leggervi, condivido ampiamente le vs. posizioni sulla degenerazione femminile in cui sta versando la nostra società, Giuseppe




#4
Silvio
Oggetto:
Paradosso

Rieccoci qui, ogni volta a pensare di essere in un sogno ridicolo e
cretino ma purtroppo poi succede che invece di svegliarti e prenderti
il tuo bel caffè e ridere di gusto ti accorgi che invece è tutto vero
ad allora la tua unica speranza è che ti possa trovare su scherzi a
parte. Di cosa parlo, ma ovviamente della situazione del maschio da te
rappresentata e illustrata con articoli di giornale e video, ti faccio
un es. giusto per far capire l'idiozia americana che purtroppo si va
radicando, si tratta di un film leggero anche simpatico con will smith,
(hitch lui si che capisce le donne), ci sono 2 scene emblematiche, la
prima una tizia molto carina (amica della protagonista) si lamenta
perchè non trova ragazzo, poi accade che ne trova uno ci fa sesso
(consenziente ovviamente) ma poi da brava femminuccia ci rimane male
che lui non la richiama , la seconda l'amica allora non trova di meglio
che dargli un calcio nelle palle, chissà a parti invertite se poteva
passare alla censura.
Da questi esempi nasce la mia domanda ossia il
mio paradosso, lo puoi chiamare il paradosso di Silvio:

- Le donne
TUTTE dicono, non ci sono più gli uomini di una volta, bene sicuramente
è vero, ma gli uomini di una volta nei racconti di mia nonna e anche
mia madre erano uomini che mettevano le donne al secondo piano e non
chiedevano mai il loro parere, ma SOPRATTUTTO ERANO EDUCATI DALLA MADRE
MA ANCHE E MOLTO DAL PADRE. Ora vorrei che le signorine mi spiegassero
come possono essere gli uomini di una volta se la maggior parte di
questi sono allevati da DONNE e c'è tutta una pubblicità e una campagna
mediatica che dice IL MEGLIO E' DONNA IL MALE E' UOMO. Come possono le
signorine chiedere gli uomini di una volta se poi pretendono:

-A che
anche gli uomini si trucchino, si depilino, che si facciano le lampade,
che insomma diventino sempre più FEMMINILI

-B se sono proprio le donne
a portare avanti la battaglia l'utero è mio e anche da sola posso
allevare un bimbo il padre non è necessario

Il paradosso è che
vorrebbero GLI UOMINI DI UNA VOLTA ma GLI UOMINI FUTURI sono allevati e
FEMMINILIZZATI (passami il termine) da quelle che si lamentano.

Scusa
se sono stato un pò prolisso ma volevo si capisse il punto di vista.

Grazie per quello che fai.

Silvio.




#
5 Davide
Oggetto:
segnalazione notizia

Volevo segnalare questa notizia, a mio avviso, "non accorgersene" è improbabilissimo, come fai a non accorgerti che stai partorendo?

http://www.ilrock.net/2008/12/01/partorisce-sul-wc-e-tira-lo-sciacquone/

l'originale...
http://news.bbc.co.uk/1/hi/wales/7746292.stm




#
6 Davide
Oggetto:
un'altra segnalazione

credo non abbia bisogno di commenti... a cosa ci sta portando la femminilizzazione della mascolinità?

http://www.ilrock.net/2008/11/22/lultimo-grido/




#
7 Sergio
Oggetto:
altra chicca

Spett . Amici
Vi invio quest'altra "chicca" fresca , su proposta del solito ministero parassita delle impari opportunità, che va ad aggiungersi alla scatola rosa per le automobiliste.
E aggiungo che se qualcuno di voi ha intenzione di organizzare una movimentazione o qualche ricorso , contro questi attentati sessisti misandrici, trova in me un sicuro alleato. Credo che sia venuto il momento di movimentarci anche di fatto !!
Sergio

"EFFETTI DEI FARMACI SULLE DONNE

Il Comitato Nazionale per la Bioetica (CNB) ha recentemente espresso un
parere su "La sperimentazione farmacologica sulle donne", da
cui si evince che il 'campione' di riferimento è sostanzialmente
di sesso maschile. Di fatto, come si legge nella Premessa, "Molti
ricercatori e medici in taluni capitoli della patologia umana non hanno
tenuto adeguatamente in considerazione le differenze tra i sessi per quanto
riguarda lo studio della sintomatologia, l'accertamento della diagnosi
e l'efficacia dei trattamenti". Ciò vuol dire che, a parte
i medicinali che curano patologie esclusivamente femminili, lo studio degli
effetti sono differenziati solo in misura minima, per cui gli effetti collaterali
e/o indesiderati, studiati prima che un farmaco sia messo in vendita, ci
dicono ben poco su che cosa è possibile che succeda alle donne.
Il documento del CNB sottolinea la pericolosità di una farmacologia
'neutrale' rispetto alle differenze sessuali; propone di sensibilizzare
le autorità sanitarie e di incentivare le aziende farmaceutiche
a sostenere la sperimentazione differenziata per sesso. Ecco alcune delle
indicazioni espresse dal CNB: 1) promuovere la partecipazione delle donne
ai trials clinici con una adeguata informazione sull'importanza sociale
della sperimentazione femminile; 2) garantire una maggiore presenza delle
donne in qualità di sperimentatrici e componenti dei Comitati etici;
3) sollecitare una formazione sanitaria attenta alla dimensione femminile
nell'ambito della sperimentazione farmacologica, oltre che della ricerca
e della cura; 4) incrementare una cooperazione internazionale con attenzione
alla condizione femminile nell'ambito della sperimentazione clinica."



RISPOSTE:

#1
Grazie per la segnalazione.
Vedo che si sta aprendo un bel dibattito sulla questione dell'età pensionabile per le donne.
Come al solito le femministe si oppongono, per il solito giochetto che è poi alla base dell'intera ideologia femminista: adattare le proprie idee a seconda della convenienza. Maschi e femmine sono diversissimi o identici a seconda della situazione. Quando fa' comodo sono una cosa, e dopo 5 minuti sono l'altra. Per questo motivo il femminismo o lo si combatte tutto o non lo si combatte per niente, ha poco senso distinguere fra "correnti" o "sottogruppi" vari, sperando di risolvere il problema con il taglio di qualche fronda qua e là. Le radici dell'intera ideologia sono marce, e producono frutti avvelenati.

#2
Alla Corte di Giustizia Europea non hanno il coraggio di dire, anche quando fanno una cosa giusta, che invece di "mancato beneficio per le donne", la diversa età pensionistica è una discriminazione anti-maschile (come ben evidenziato da Icarus nella sua email).

#3
Grazie per il sostegno Giuseppe.

#4
Caro Silvio, per questo motivo (il paradosso che hai ben spiegato), gli uomini devono assolutamente "emanciparsi" dal giudizio femminile. Se la pseudo-emancipazione femminile era incentrata sul raggiungimento dell'indipendenza economica, quella maschile dovrà per forza essere un'indipendenza di tipo emotivo. In poche parole, tagliare una volta per tutte il cordone ombelicale, e smettere di pensare alla figura femminile come ad una "Dea Madre" da venerare e a cui sottomettersi. Qui in Italia è un problema, però, dato il "culto della mamma" a cui la stragrande maggioranza di "maschi" (non Uomini) si sottomettono.

#5 & #6
Grazie per le segnalazioni, quella sul bimbo cascato nel water è stata aggiunta nella "rassegna stampa" di Dicembre.

#7
Finora le cavie per la sperimentazione dei farmaci sono sempre state pravelentemente uomini. Ovviamente, data la ormai famigerata gratitudine femminil-femminista, anche questo atto di generosità maschile viene fatto passare come "oppressione sulle donne". Anche gli uomini che schiattavano in miniera
stavano "opprimendo le donne".