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Sergio - 10.7.2009
#1 Sergio
Oggetto: Altro male-bashing pseudo-scientifico
Sesso: Sprint Per 20% Maschi Italiani, Rapporti Da 30-60 Secondi
Roma, 10 giu. (Adnkronos Salute) - Sesso sprint per il 20% dei maschi italiani. L'eiaculazione precoce, la disfunzione sessuale più diffusa nella popolazione maschile, colpisce un uomo su cinque, principalmente tra i 20 e i 50 anni. Nell'80% dei casi il rapporto dura 30-60 secondi, nel 20% tra 60 e 120 secondi. Un disturbo che per il 70% degli uomini dura tutta la vita e nel 30% dei casi peggiora con l'avanzare dell'età. E' il quadro che emerge dal XXV Congresso nazionale della Società italiana di andrologia (Sia), in corso a Catania, dove gli esperti sono riuniti per fare il punto sui disturbi sessuali.
"Il dato ufficiale sull'eiaculazione precoce - spiega Bruno Giammusso, presidente del Congresso e responsabile dell'Unità operativa di andrologia dell'università di Catania - potrebbe celare una realtà ben più diffusa e superiore al 30%. Esistono poi situazioni particolarmente critiche: nei casi più gravi, infatti, l'eiaculazione può manifestarsi durante la fase dei preliminari, prima dunque della penetrazione o non appena il pene sfiora la vagina".
Per Giammusso il disturbo è particolarmente complesso e va affrontato con il supporto dell'esperto. "L'andrologo - spiega - è l'unico specialista in grado di valutare l'opportunità di associare tra loro varie terapie, eventualmente avvalendosi anche della collaborazione di uno psico-sessuologo e coinvolgendo la partner". Eppure gli 'speedy Gonzales' a letto difficilmente si rivolgono al camice bianco.
"Uno studio internazionale condotto negli Stati Uniti, Gran Bretagna e Italia, ha dimostrato come solo il 9% dei pazienti con eiaculazione precoce consulta il medico. E' quindi evidente come questa condizione, in grado di danneggiare seriamente la relazione di coppia, rimanga per lo più sommersa a causa di evidenti barriere psicologiche, tabù culturali e, soprattutto, disinformazione. Lo stesso studio evidenzia inoltre - aggiunge l'esperto - nei soggetti affetti da eiaculazione precoce una frequente associazione con condizioni psicologiche di intenso stress, ansia e depressione".
Di fondamentale importanza, nella gestione della patologia, è il ruolo assunto dalla partner. "Una recente indagine - conclude Giammusso - ha rivelato come il 75% degli uomini che consulta il medico per un problema di eiaculazione precoce, lo fa dietro suggerimento e per iniziativa della partner".
COMMENTO PERSONALE:
La genialità di questi sessuologi, quasi sempre donne e guarda caso quasi sempre di Roma raggiunge l’incredibile.
( Sempre che la sessuologia non sia un surrogato-escamotage delle ormai infinite branche specialistiche della medicina per creare cattedre e per dar lavoro ad una parte della pletora medica).
Intanto vorrei sapere la metodologia con cui queste statistiche , vengono raccolte e ancora più interessante sarebbe, sapere chi va a cronometrare i rapporti sessuali altrui o magari i propri con un pizzico di perversione e voyiarismo,
C’ è comunque da dire, come è noto pure ai non sessuologi , che molti risolvano il problema in questione molto bene , infatti dopo una ejaculazione precoce ( definita in maniera volutamente spregiativa da “speedy Gonzales”), hanno il tempo e la forza di avere rapporti più lunghi e multipli, tali da soddisfare non una ,ma più donne qualora ce ne fossero…., e non sono pochi nella fascia di età citata ,……..a meno che la partner non riesca a convincerli ugualmente ad andare dal sessuologo , magari come corollario a qualche pratica di separazione pilotata.
Credo comunque che il numero di eiaculazioni spesso sia direttamente proporzionale al grado di eccitazione che una donna può suscitare al suo partner , ma se questo ne ha solo una e precoce , probabilmente , la colpa spesso potrebbe essere da ricercare nella compagna , o molto più semplicemente lui deve cambiare donna per fare sesso.
Un discorso analogo riguarda gli uomini ,forse in numero maggiore ai primi con ejaculazione ritardata o assente e/o diffetti dell’erezione del tipo : “mio marito è un uomo finito ,a letto non vale più niente “----- per affermare con certezza ciò bisogna prima vederlo all’opera con un un’altra donna ,magari più giovane e più soda (al naturale si intende )
Quindi Care donne fate un esame di coscienza sulla vostra femminilità moderna prima di ostentare stereotipi da rotocalco femminile sul rapporto di coppia ideale e forzato .
Se a letto non c’è feeling , a mio avviso non c’è sessuologo che tenga , va cambiato patner sessuale e basta ,il resto sono solo discorsi, pubblicità , propaganga del nulla e gossip..
#2 Sergio
Oggetto: Altra notizia sulla violenza alle donne
Vi invio questo articolo del secolo xix di genova scritto da una giornalista ,probabilmente scelta nelle liste speciali delle pari opportunità, delegazione di Genova.
Ogni giorno due donne denunciano violenza
05 luglio 2009
La rete d’aiuto si estende. Il problema delle immigrate irregolari
A Genova, al centro di accoglienza Udi per donne maltrattate, in via Cairoli, tra i dati raccolti in anni di attività, ne citano uno esemplare: «Il tempo medio di sopportazione delle violenze è 12 anni». In altre parole le donne impiegano in media una dozzina d’anni prima di riuscire a spezzare il lucchetto che le tiene prigioniere di botte, vessazioni, maltrattamenti e scarsa stima di sé.
Nonostante la fatica che costa denunciare o segnalare di aver subito percosse e violenze da parte di chi si è amato, il numero delle donne che si rivolgono al centro di via Cairoli (telefono 0102461715) è in aumento. «Nel 2008 - spiega la coordinatrice Cosima Aiello - abbiamo ricevuto il 20% in più di chiamate rispetto all’anno precedente». Da circa cinquecento le richieste sono passate a poco meno di seicento. Quasi due al giorno. «Non sempre il primo contatto è seguito da un incontro o da un colloquio. È sempre difficile spezzare il legame affettivo che le unisce a uomini che pure le picchiano o le maltrattano. Soprattutto se ci sono figli». Confermano all’Udi che la violenza fra persone intimamente legate, in famiglia, fra conviventi, nelle coppie di fidanzati, è trasversale. Non guarda in faccia al ceto sociale. Tra le vittime prevalgono le italiane, ma sono tante anche le straniere. Il centro fornisce nei casi più gravi una casa rifugio segreta e una casa madre-bambino per chi fugge con i figli al seguito.
Aiello sottolinea che sono in aumento le richieste di aiuto per stalking. Da alcuni mesi è in vigore la legge che punisce questo reato e ha portato anche a Genova ad alcuni arresti. «Uno strumento atteso che può essere utilissimo - continua Aiello - per spezzare il ciclo della violenze, per prevenire omicidi».
Genova si sta attrezzando contro la violenza alle donne. Otto mesi fa è nato il Centro provinciale antiviolenza di via di Mascherona 19 (tel. 010/20976222), cofinanziato da Provincia e Regione, sostenuto dal Comune e da una rete di associazioni tutte collegate fra loro, compreso il centro Udi, e integrate nella rete di sostegno alle famiglie. Per chiamare il Centro di via di Mascherona basta anche digitare il numero nazionale antiviolenza 1522. Può fornire assistenza, aiuto legale, psicologico e sistemazioni d’emergenza per una quindicina di giorni. Sta creando nuove case rifugio a Sestri levante, Busalla e centri di ascolto a Campomorone, Chiavari, Lavagna e Mignanego.
Da gennaio a oggi l’hanno contattato 103 donne, 61 delle quali sono state seguite e aiutate, 39 italiane e 22 straniere. «Si sono rivolte a noi anche donne immigrate ma non regolari - si preoccupa Maria Rosa Scala -, ora non sappiamo bene come potremo comportarci viste le nuove norme sull’immigrazione. E che fare con quelle, irregolari, che scapperanno insieme ai loro bambini? Saranno espulse anziché aiutate? Speriamo che la questione venga presto chiarita. Sicuramente adesso avranno più paura a chiederci aiuto».
La strada della liberazione dalla violenza per le vittime non finisce con la denuncia del marito picchiatore o l’arresto dello stalker. «Quando una donna esce da un tale incubo è talmente distrutta da dover “raccogliere i pezzi” della sua identità calpestata. Noi la sosteniamo a questo punto del percorso con gruppi di auto-aiuto» spiega Elisa Della Pergola, forte di una lunga esperienza maturata prima al centro dell’Udi dove vedeva arrivare le donne in emergenza e oggi al Cerchio delle relazioni, associazione di piazza Colombo (tel. 010/541224) anch’essa collegata alla rete antiviolenza.
Commento personale:
Probabilmente i famosi sondaggi telefonici condotti dall'Istat di concerto con le pari opportunità non sono stati in grado di convincere la gente sul fatto "che gli asini volano ", per cui la nobildonna Carfagna e & si sono inventate il 1522 con operatrici solo donne ,alquanto aggressive, probabilmente pagate da tutti noi ( maschi compresi) per creare nuove statistiche a loro immagine e fantasia.
E' molto interessante ,il fatto che le donne impieghino in media dodici anni a denunciare o a segnalre ai centri "ultraspecialistici" i loro compagni o ex compagni violenti.
Sarà probabilmente una coincidenza ,ma è il tempo medio in cui una donna dopo il matrimonio, si trova un amante o inizia le pratiche di divorzio o separazione, solo allora sembra che si svegli dallo stato di Santa Rita da Cascia.
Mi rendo conto che "sà da campà" e che le miriadi di organizzazioni per la donna ,così come l'intricata rete delle cosidette pari oportunità ,debba in qualche automantenersi.........! per dar lavoro in un campo utilissimo ad una societtà in crisi, quello del male-bashing e non solo, distribuendo il suddetto lavoro in maniera consona alla definizione stessa " di pari opportunità ", cioè solo alle donne !
In compenso i lavori agricoli una volta condotti da donne cosidette coltivatrici-raccoglitrici( Come alle femministe di destra ,di sinistra e di centrio piace ricordare del perduto Eden matriarcale),attualmente vengono eseguiti dagli extracomunitari sfruttati in nero , quindi se da una parte si crea lo schiavismo, dall'altro si crea l'eccesso di popolazione ,che non si riescee probabilmente non si riuscirà più a contenere.
#3 Sergio
Oggetto: Persino i siti medici !!!
Cari amici
Mi credevo di essere iscritto ad un sito medico ,che in qualche modo contribuisse al mio aggiornamento(UNIVADIS della MERKS)invece trovo articoli di questo tipo:
Oltre 230 ospedali a misura di donna, 'bollini rosa' da Nord a Sud
Roma, 30 giu. (Adnkronos Salute) - Sanità italiana sempre più a misura di donna. Sono 93 le strutture 'tricolori' che quest'anno si sono aggiudicate i bollini rosa per gli ospedali amici del gentil sesso, su 103 centri candidati. A questi si aggiungono i 96 premiati nel bando 2008 e i 44 del 2007. Totale: oltre 230 ospedali 'in rosa' sull'intero territorio nazionale. Nello specifico, sono stati assegnati 3 bollini a 27 strutture, 2 a 38 e un bollino a 28. Il Nord è ancora la realtà geografica più rappresentata con il 52% delle candidature, ma il Sud è in recupero con il 25%. Un dato interessante: svelate eccellenze nelle strutture italiane all'estero come al Cairo (Egitto) e Bellinzona (Svizzera). E sempre più donne in posizioni apicali e personale infermieristico femminile: fino al 90% in unità complesse per patologie che interessano le donne. Questi i numeri della terza edizione del progetto 'Ospedaledonna' promosso da Onda (Osservatorio
nazionale sulla salute della donna). L'associazione premia con i bollini rosa le strutture attente alle esigenze delle donne, che con 5 milioni di ricoveri ogni anno - per un totale di 9 milioni di italiani - rappresenta l'utenza maggiore dei servizi sanitari. Ma gli ospedali, progettati, diretti e gestiti da uomini, spesso non sono in linea con le esigenze tipicamente femminili. Grazie a Onda, però, qualcosa si è mosso, hanno fatto notare gli addetti ai lavori oggi, durante la presentazione dei risultati in un incontro alla Camera dei deputati.I dati diffusi quest'anno mostrano che gli 'Women's hospitals' anche in Italia sono un obiettivo raggiungibile. La classifica è stata stilata da una apposita Commissione scientifica presieduta da Laura Pellegrini, direttore generale dell'Istituto malattie infettive Spallanzani di Roma, che ha ridefinito i requisiti per l'assegnazione dei bollini per una migliore selezione delle strutture: presenza da una a 3
unità operative per le malattie di genere, presenza femminile in posizioni dirigenziali con almeno 3 donne nel comitato etico e personale infermieristico prevalentemente femminile, produzione di pubblicazioni scientifiche su patologie femminili. Le strutture premiate verranno monitorate per verificare che i requisiti siano mantenuti e, per chi ha ottenuto meno di 3 bollini, migliorati per ottenerne 3. I risultati del bando sono disponibili sul sito www.ondaosservatorio.it. "Siamo alla terza edizione del progetto Ospedaledonna - spiega Francesca Merzagora, presidente di Onda - un'iniziativa che mette al centro le esigenze delle donne con l'obiettivo di identificare nel panorama sanitario italiano gli ospedali a loro più vicini. Le donne, infatti, rappresentano la principale utenza dei servizi sanitari. Ma quando si ammalano devono fare i conti con ospedali ben poco a misura di donna, in cui le specifiche esigenze femminili non sono considerate o forse non sono conosciute", riflette. "Negli Stati Uniti esistono gli Women's hospitals, centri organizzati per le diversità di genere. Anche in Italia non si può ignorare la situazione. E a distanza di tre anni dalla prima edizione del progetto - conclude Merzagora - è possibile affermare che qualcosa si è mosso. I risultati parlano da sé, con oltre 230 ospedali in rosa presenti sul territorio nazionale. In questa terza edizione, inoltre, si sono svelate eccellenze anche nei centri più piccoli e in provincia, fino alle strutture italiane all'estero. L'ospedale per le donne anche in Italia è dunque un traguardo raggiungibile".
ACCIDENTI SONO PIU' DI 25 ANNI CHE FACCIO IL MEDICO OSPEDALIERO E ANCORA NON MI SONO ACCORDO CHE GLI OSPEDALI SONO SESSISTI E MASCHILISTI !!!
LE DIRAMAZIONI METASTATICHE DELLE PARI OPPORTUNITA ' , SONO ARRIVATE ANCHE QUI , CHE SCHIFO !!!!
RISPOSTE:
#1
Il solito male-bashing.
#2
Già, per superare la crisi bisognerebbe investire in quei settori produttivi che la crisi non l'hanno mai conosciuta: l'industria della Misandria e del Male-Bashing. Si creerebbero milioni di nuovi posti di lavoro. Chissà che non ci abbia già pensato la Onorevola Carfagna.
#3
Il grassetto al testo l'ho aggiunto io, giusto per mettere in evidenza alcuni temi ricorrenti di questa "demenza rosa" (una nuova malattia curabile, forse, negli Ospedali in Rosa ?). Notare che come al solito si parla di "posizioni dirigenziali", "posizioni apicali", potere potere potere... sempre la solita solfa. E per finire, il riferimento a qualche prodotto importato dai gloriosi Stati Uterini d'America: i "Women's Hospitals". Come già scritto altrove, le femministe italiote non s'inventano nulla, loro importano tutto dai paesi anglosassoni.
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