di Simone
Una questione di poco conto può portare alla luce qualcosa che nel sentire comune proprio non va.
Recentemente sono stati unificati gli spogliatoi della piscina del Foro Italico a Roma. A causa dei lavori in vista dei prossimi Mondiali di Nuoto, sono stati chiusi alcuni locali: in pratica se prima c'erano quattro spogliatoi (uomini, donne, bambini e bambine), ora ce ne sono due (maschi e femmine).
Il problema deriva dal fatto che la direzione consente alle mamme (o comunque ad accompagnatrici donne) di entrare nello spogliatoio maschile, e questo senza che nessuno si lamenti o comunque trovi la cosa sufficientemente stravagante da poterla considerare oggetto di discussione.
Ci sarebbe poco da eccepire se alle donne fosse permesso di assistere le bambine nello spogliatoio femminile e agli uomini di assistere i bambini in quello maschile. E solo questo.
Ma quando c'è una mamma con il suo bambino o un papà con la sua bambina come si fa? Mi risulta che questo problema sia avvertito anche in altri impianti, visto che altrove due soli spogliatoi sono la regola e non l'eccezione.
La soluzione più logica e radicale sarebbe quella di negare l'accesso a qualsiasi accompagnatore esterno, uomo o donna che sia: se il bambino o la bambina non sa far da sè, non utilizza lo spogliatoio e si arrangia a casa sua.
Ove proprio si ritenga irrinunciabile l'ingresso di assistenti adulti, per come la vedo io dovrebbe essere il loro sesso a determinare la scelta dello spogliatoio da utilizzare, non quello degli assistiti. Vale a dire: mamma con bambino nello spogliatoio femminile e papà con bambina in quello maschile. Lo trovo decisamente più sensato.
Ma evidentemente il senso comune è diverso dal mio. Tanto che qualche genio in direzione ha fatto affiggere degli avvisi che recitano: "tutti gli atleti adulti negli orari concomitanti ad attività con bambini sono pregati di fare la doccia in costume" e "tutti gli atleti adulti sono pregati di osservare i più elementari accorgimenti nel rispettto [sic] dell'intimità". Passi il primo (che pure non mi piace), ma il secondo è davvero assurdo. Come dire: tu stai nel tuo spogliatoio e non ti puoi spogliare. E se lo fai sei tu la bestia indecente e disumana che contravviene alle regole più ovvie del convivere civile; sei tu il miserabile esibizionista da biasimare ed emarginare.
L'elemento più fastidioso in tutto questo è che non c'è simmetria: posto che donne adulte hanno facoltà di entrare nello spogliatoio maschile per assistere i bambini, non si capisce perchè uomini adulti non possano entrare in quello femminile per assistere le bambine.
Ma no, non sia mai! Questa è una bassa provocazione che non puoi neanche provare a sussurrare timidamente, senza esser considerato un maniaco sessuale o un pedofilo pervertito.
Bene che vada ti raccontano idiozie tipo: le bambine sono più mature e sanno arrangiarsi da sole, mentre i bambini, notoriamente più vivaci, più maldestri, più mammoni, più distratti e meno coscienziosi (tutti eufemismi per sostenere che sarebbero intrinsecamente meno dotati: dei piccoli deficienti ritardati insomma) hanno bisogno dell'assistenza di un adulto (meglio ancora di un'adulta, considerata più affidabile).
Di fatto, questa è la situazione attuale: le bambine e le donne hanno diritto a spogliarsi in un luogo apposito e riservato, di loro pertinenza esclusiva. I bambini possono sì spogliarsi, ma in un luogo promiscuo. Gli uomini non possono farlo, se non ricorrendo ad equilibrismi col telo da spiaggia.
Ed è solo la più recente manifestazione di un doppio standard al quale siamo ormai assuefatti: lo spogliatoio femminile è sacro e inviolabile, come se custodisse chissà cosa; quello maschile può essere senza porte, esposto a vani di passaggio promiscuo e popolato da personale femminile anche in orari di esercizio.
Definirei ridicolo tutto ciò, se non fosse che basta andare poco oltre col pensiero per accorgersi che purtroppo non c'è nulla da ridere.
