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Giugno 2009
 
   
Contributi e Segnalazioni


















 
 

L'equilibrio di "forze" di una coppia perfetta
13.6.2009









Contributo inviato da Michela:


Gentili amici,

vorrei pubblicare in questo sito un’intervista ad una psicoterapeuta, tale Lucia Pelamatti, sull’importanza della fiducia in se stessi nel rapporto di coppia.

L’articolo è tratto dal quotidiano La Tribuna del giorno 12 maggio 2009.

Le affermazioni che leggerete a voi potranno sembrare scontate (per lo meno per chi ha vissuto le stesse situazioni, le sta vivendo, e per chi usa il cervello in modo fruttuoso), ma credetemi che molte persone, nonostante abbiano una certa età e a detta di tutti una certa esperienza di vita (soprattutto amorosa), rimangono perplesse davanti alla realtà dei fatti, anche se hanno vissuto loro stessi momenti difficili dovuti agli scontri il/la partner, al mancato riconoscimento del ruolo del padre in famiglia a causa di una maggioranza femminile, ecc.

Spero possa servire per aprire gli occhi a color oche visitano regolarmente il sito e a coloro che lo esplorano per la prima volta. 

Michela

 

L’ EQUILIBRIO DI “FORZE” DI UNA COPPIA PERFETTA

Lucia Pelamatti: perché la fiducia in sè stessi è determinante per vivere insieme. 

Dr.ssa Pelamatti, a cosa serve l’autostima nella vita di coppia?

Sicuramente costituisce un punto cardine. Vuole dire infatti: fiducia, sicurezza, immagine positiva di sé e dell’altro, ed è molto importante che la coppia al suo interno coltivi questi valori. Se c’è autostima, la relazione si consolida e, allo stesso tempo, aumenta quella dei singoli partner. E’ utile infatti che tutti è due abbiano un buon livello di autostima, che stiano singolarmente “in piedi” senza “zoppicare”

La mancanza di stima di sé può rovinare un rapporto?

Si. La disistima di sé fa male alla relazione. Ho appena avuto qui in studio una coppia in cui lei, pur essendo una bella ragazza, si butta giù in continuazione, sentendosi inferiore a lui, con la conseguenza che non è mai frizzante, è sempre lagnosa, vittimistica, continua a pensare che lui non la meriti…E’ un continuo logorio che sta arrivando a intaccare le basi di quell’intesa  

Come si comportano, invece, nella coppia gli uomini con bassa stima di sé?

Si lasciano completamente dominare dalle compagne, rinunciando all’espressione dell’autorevolezza e della mascolinità. Ciò diventa problematico soprattutto in presenza di figli maschi perché viene loro mancare il modello di identificazione maschile. La nostra è una società femminilizzata che non riesce più a formare i maschi.  

L’uomo “dominato” fa male anche alla coppia?

Certo, perché la donna ha anche bisogno di sicurezza, di essere aiutata a prendere delle decisioni, e l’uomo ha e deve avere questa capacità e questo ruolo. Si sente spesso mogli lamentarsi: “Non ho due figli, ne ho tre”, frase con cui esprimono tutto il loro disprezzo. 

Dove sta l’errore?

Se in famiglia il maschio è assente, è anche perché surclassato da una donna castrante, che magari gli rimprovera di non esserci mai con i figli e poi, quando lui prende a occuparsene, gli dice che sbaglia, che così non va bene. 

Anche la troppa autostima fa male?

Se tutti e due i partner hanno troppa stima di sé rischiano di occuparsi reciprocamente gli spazi e di arrivare al conflitto. 

Il conflitto è sempre negativo?

Il conflitto è una dimensione naturale e inevitabile. L’abilità sta nell’imparare a gestirlo, che significa ne farlo degenerare ne negarlo. Le situazioni di gelo vanno evitate, meglio viverlo in maniera passionale con l’obiettivo però di non distruggersi reciprocamente, ma di trovare un nuovo equilibrio. 

Insomma bisogna imparare a litigare bene. Come?

Apprendendo alcune strategie. Ad esempio, di fronte a un comportamento problematico dell’altro non reagire moltiplicando la negatività e innescare un gioco senza fine; invece mantenere la calma e “fare da specchio” all’altro: “Capisco che in questo momento sei molto arrabbiato…”. Inoltre, eventuali “no” andrebbero detti non di impulso ma dopo un ascolto empatico, che valorizzi le ragioni del partner. 

Le parole sono pietre. Come non si dovrebbe mai arrivare a dirsi?

Un certo tipo di insulti. Ma bisogna evitare anche le parole drastiche come i “sempre” e i “mai”; evitare di attaccare le famiglie di origine e i propri figli nella misura in cui assomigliano a lui o a lei. Soprattutto bisogna imparare a gestire i momenti di rabbia senza scadere in concetti forti, devastanti per l’altro: “Lo sapevo già cosa dovevo aspettarmi da uno/una come te. 

Qual è l’ingrediente principale della felicità di coppia?

La capacità di negoziare e rinegoziare la relazione, la ricerca continua di nuovi equilibri nelle diverse fasi della vita. Ogni fase è differente e richiede nuovi modi di stare insieme . E’ molto importante arrivare a conoscere sempre più in profondità se stessi e l’altro, e a capire perché abbiamo scelto di accompagnarci proprio a quella persona li. E’ una risposta che si disvela negli anni. 

L’uomo e la donna vengono da due pianeti diversi, che parlano “lingue” differenti. Apprendere il “linguaggio” dell’altro è dunque essenziale per poter vivere felicemente assieme. L’amore stesso ha linguaggi differenti, che bisogna imparare a conoscere per interpretare in modo corretto le intenzioni del partner.

“Mentre noi giureremmo che esiste un solo linguaggio d’amore – spiega Lucia Pelamatti, psicoterapeuta e sessuologia – gli studiosi ne hanno classificato almeno cinque: il primo è il linguaggio delle carezze emotive, che comprende le parole dolci e di rassicurazione, i complimenti e le gratificazioni verbali…; il secondo è il linguaggio dei gesti di servizio; il terzo è quello dei momenti speciali (le sorprese); il quarto è quello dei doni; il quinto, infine, è il linguaggio del contatto fisico”.

Ciascuno di noi, nell’esprimere amore al partner, parla prevalentemente uno di questi linguaggi. Le incomprensioni possono nascere quando i due linguaggi prevalenti sono diversi. “ Prendiamo una coppia in cui lei parla prevalentemente il linguaggio dei gesti di servizio e lui quello del contatto fisico – illustra l’esperta – lei durante la giornata si fa in quattro per lavare, stirare, fare da mangiare bene perché questo è il suo modo per esprimere l’amore, però non ha mai verso di lui l’iniziativa per un bacio, una carezza, per il sesso, e alla sera è sempre distrutta. Lui, che invece parla prevalentemente l’altro linguaggio, si sente sempre rifiutato, e prima o poi il suo mondo emozionale si svuoterà. Se ognuno rimane chiuso nel proprio linguaggio, lei penserà di dare amore e lui di non riceverlo. In questo modo la coppia va verso la rottura”. Se l’assortimento prodotto dall’alchimia dell’innamoramento è dunque spontaneo, stare insieme è invece un lavoro paziente a cui non è esterna la fatica.

“Un ingrediente importante è l’intimità – afferma Palamatti – che è la capacità di stare bene insieme anche senza far nulla di straordinario, solo gustando il benessere di uno spazio condiviso.”

 



Dall'intervista:

"E’ utile infatti che tutti è due abbiano un buon livello di autostima,
che stiano singolarmente “in piedi” senza “zoppicare"."
 

Sulla questione dell'autostima delle giovani generazioni maschili, e di come questa stia venendo sistematicamente demolita da decenni di male-bashing misandrico-femminista, si è già scritto parecchio nei vari articoli del sito.

Come messo bene in evidenza dalla dottoressa Pelamatti, se una delle due parti nella coppia "non sta in piedi da sola", finisce per diventare sottomessa all'altra. Questo è anche un progetto di ingegneria sociale che si sta tentando di attuare in grande scala specialmente in Nord America, Europa e Australia: danneggiare in modo irreparabile l'autostima delle giovani generazioni maschili per rendere gli uomini di domani poco più che delle marionette nelle mani delle femmine.

Tutto questo progetto viene portato avanti con l'utilizzo di espressioni false e menzognere come "pari opportunità", "parità", "azioni positive" e via discorrendo. Queste espressioni altro non sono che Cavalli di Troia utili per abbindolare gli/le ingenui/e di questa nostra decadente civiltà.




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