Novembre 2008
 
   
Analisi dei Media


















 
 

Recensione del film '300'

Da qualche settimana è uscito nelle sale italiane il nuovo film di Zack Snyder, un kolossal basato su un fumetto di Frank Miller, che altro non è che una fantasiosa rivisitazione della battaglia delle Termopili del 480 a.c., quando un manipolo di 300 guerrieri Spartani tenne testa all'intero esercito Persiano, composto da quasi un milione di soldati.

Come si può facilmente constatare nei principali siti di Cinema italiani, il film sta godendo di un buon successo tra il pubblico: nel sito FilmUp su circa 191 recensioni da parte dei lettori il voto medio si aggira intorno all'8.5, mentre su Movies.Yahoo.it su circa 240 giudizi pervenuti il voto medio è di 4.5 (su una scala da 1 a 5).

La recensione sotto riportata è stata scritta da J Dias -un'attivista statunitense per i diritti degli uomini- che espone alcune interessanti riflessioni su questo film, tutte incentrate sulla descrizione dei personaggi maschili e femminili, e sulla diversa percezione che si ha del valore di un uomo e quello di una donna.

Queste riflessioni tornano adesso molto utili anche per via dei recenti casi di cronaca internazionale, ovvero i 15 marinai inglesi catturati dall'Iran e la particolare attenzione (ai limiti della nevrosi...) messa dai mass-media e dai politici inglesi sul fatto che fra i 15 marinai ci fosse anche una donna: come se la cattura dei 15 fosse "più grave del normale" perchè tra di loro c'era anche un'appartenente del "Genere Non-Sacrificabile".
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Ecco comunque la recensione di J Dias, che ringrazio per avermi gentilmente concesso l'autorizzazione di tradurre e pubblicare in questo sito.

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Recensione di '300'
di J Dias - 1 Aprile 2007


Questa sera sono andato al cinema a vedere il film "300", una descrizione glorificata del conflitto fra la città-stato di Sparta (nella Grecia contemporanea) e gli invasori Persiani, guidati dal re Persiano Serse. Il film descrive la battaglia delle Termopili nel 480 a.C., durante la quale 300 Spartani riuscirono a fermare le armate Persiane, composte da qualche milione di guerrieri.

Il film dipinge la dura cultura guerriera di Sparta in termini sontuosi ed esaltati. I bambini vengono allenati nel combattimento già dall'età "in cui iniziano a stare in piedi", e il film mostra i loro padri mentre li colpiscono con pugni chiusi durante intensi incontri d'allenamento.

Nessuno sembra riluttante a sopportare questa sofferenza; TUTTI l'abbracciano in modo esasperato. I bambini maschi vengono mandati in regioni selvagge vestiti solamente di stracci, e armati di una lancia, affinchè affrontino il gelo e la neve, a torso nudo e senza nemmeno delle scarpe ai propri piedi. Suppongo che indossare dell'abbigliamento che protegge dal freddo sia un simbolo di vergogna, simbolo culturalmente-imposto dalla gloriosa cultura guerriera.

Naturalmente, il significato strisciante dell'intero film è che questo stile di vita aspro sia necessario per la sopravvivenza dello stato contro gli invasori che arrivano dall'esterno. Coloro che avrebbero da obiettare qualcosa riguardo a questa minaccia verrebbero sicuramente additati come codardi, sia che le loro motivazioni provengano dalla codardìa oppure no.

Come il film prosegue diventa immediatamente ovvio che non c'è spazio per la dolcezza, nessun desiderio per una vita di pace, nessun piacere nell'esistenza di un uomo. Esiste solo il sacrificio di sè, di uomini e bambini maschi, che devono costantemente prepararsi per pagare con un prezzo estremo la difesa di questa cultura dell'auto-annichilimento.

Ma nel film "300", la corsa precipitosa verso il conflitto violento non viene descritta come un male necessario, o nemmeno come un semplice male. La morte viene dipinta come gloriosa, così gloriosa che i veri coraggiosi bramano il desiderio di morte. Questo non è un film che promuove il coraggio, piuttosto la spacconeria. Il valore di ogni soldato Spartano viene misurato in rapporto al suo desiderio per il pericolo e la morte, e per la sua volontà di pagare per la "libertà" del suo paese attraverso un compiacente sacrificio di sè. Ecco come vengono descritti gli uomini: degni di valore solo se sperano di andare volontariamente incontro alla morte e pensano di essa in termini gloriosi.


La moglie del coraggioso re Spartano viene invece rappresentata molto diversamente. Mentre lui è lontano che combatte una battaglia disperata, lei rimane indietro. Il peso che deve portare è il dolore che sente per la lontananza da suo marito. Le sue parole d'addio -mentre lui sta per partire verso una battaglia senza speranza- sono, "Ritorna con il tuo scudo, o sopra di esso". Gli spettatori si presume debbano rispondere a questa scena con stupefatta ammirazione.

Il nostro eroe guerriero è Leonida, il Re di Sparta, adesso impegnato nel campo di battaglia in uno sforzo disperato contro un nemico travolgente. Sua moglie è la Regina Gorgo. Lasciata dietro, la Regina Gorgo ha il compito di convocare i leader politici del paese per mandare l'intero esercito a rinforzare il piccolo gruppo di 300 soldati guidati dal marito.

Il leader di questo concilio si chiama Theron, ed è un politico corrotto. Theron intimidisce la regina con velate minacce di uccidere suo figlio, poi una notte si presenta con la promessa di darle supporto politico se lei si sottomette facendosi stuprare da lui. Poi tenta di metterla in imbarazzo sottolineando il fatto che suo marito sta violando le regole di Sparta per aver schierato delle truppe senza autorizzazione. Infine Theron cerca anche di umiliarla mettendole davanti il contrasto fra la sua vita relativamente confortevole e il sangue nel quale invece sta nuotando il marito.

Provocandola, Theron le chiede, "Cos'hai TU da offrire ?".
In risposta lei si cala gli abiti, si gira, e come ha inizio lo stupro, lui le dice che l'incontro "non sarà breve, e non sarà piacevole".


La prossima scena in cui vediamo la Regina Gorgo e Theron insieme è in presenza del concilio di Sparta.

Lei fa un appello affinchè vengano inviate nuove truppe per aiutare il marito, un discorso bellamente ornato con una lunga sequela di banalità sul coraggio e la libertà.

Theron, convinto di avere in mano il concilio ("L'ho creato con le mie stesse mani"), inaspettatamente denuncia il piano per salvare il marito della Regina Gorgo. In una malevola invettiva Theron la disprezza e la deride. Qualcuno del concilio lo rimprovera ("come ti permetti" di insultare la Regina), ma Theron fa tacere anche questi personaggi facendo notare la loro corruzione avendo accettato dei doni. Anche i difensori della regina mancano di valori morali. Proprio mentre l'invettiva di Theron contro la regina raggiunge il suo apice, lui insulta l'onore di lei chiamandola 'prostituta'. La regina allora si gira, sconfitta, insultata, con l'onore distrutto.


Ma improvvisamente la Regina ribalta la situazione trafiggendo Theron con una spada, l'immagine perfetta dell'empowerment femminile -- riesce a salvare il proprio segreto a dispetto delle buone intenzioni dei suoi probabili salvatori, i corrotti politici maschi che erano troppo deboli per difenderla.

Mentre guardavo questa scena raggiungere il suo apice, le donne sedute in ogni parte della sala sono esplose in un applauso spontaneo. Davanti ad una minaccia non letale -un semplice insulto- l'onore della regina è stato rivendicato con la forza letale, e dalla sola persona competente abbastanza per rivendicarlo: la regina stessa.


Tornati nel campo di battaglia, un deforme e debole Spartano (precedentemente scartato dal Re Leonida come inadatto per la battaglia) presta il suo supporto al nemico Persiano in segno di vendetta. I Persiani approfittano di questo vantaggio tattico e presto i 300 coraggiosi guerrieri Spartani vengono circondati, e quindi eliminati - incluso Re Leonida.

L'ultima ripresa del nostro eroe è quella di un uomo sconfitto, ma coraggioso -- infilzato al suolo con una moltitudine di frecce conficcate nelle sue carni. Muore in agonia, ma muore coraggiosamente -un martire- il simbolo di cosa ogni uomo Spartano dovrebbe aspirare di diventare. Una raffica di migliaia di altre frecce vengono lanciate al suo corpo piegato e poi la ripresa va in dissolvenza.


La lezione da imparare da questo film è subdola.

Gli uomini vengono descritti come degni di valore e nobiltà non quando desiderano ardentemente la vita, ma quando bramano la morte. Gli uomini più onorabili sono proprio quelli che muoiono. Mettete a confronto questo con la rappresentazione della Regina Gorgo. Il suo valore era la sua dignità, non la sua compulsione al sacrificio di sè.
Il suo valore viene mostrato nel suo desiderio di vivere
-- nonostante lo spettro dello stupro, della molestia del figlio, e la pubblica umiliazione. Il suo valore viene mostrato nel suo potere conferito [NdR. "empowerment"] di esigere vendetta contro il suo oppressore maschio, nonostante non ci fosse nessuno abile abbastanza per correre il rischio e salvarla.

La sua scena finale la riprende in un maestoso campo di grano, mentre osserva terre lontane e il suo giovane figlio accorre al suo fianco. Lei è la madre, l'allevatrice, e la sopravvissuta senza un graffio. Lei è stata in grado di affrontare questa battaglia, e nonostante il dolore, ne è uscita vincente. Non solo questo, ma ha anche salvato l'intera Sparta convincendo i politici maschi che la decisione di difendersi è per loro stessi una buona cosa.


La scena finale del film riprende una marea di decine di migliaia di guerrieri Spartani, che urlano grida di battaglia in desiderosa attesa dell'imminente minaccia militare. La morte di Re Leonida, assieme alla morte dei 300, è stata il catalizzatore per convincere la cultura guerriera a difendere sè stessa. Questo fu reso possibile, però, solamente quando la moglie di Leonida fece il suo discorso al concilio.

Se non siete in grado di vedere la svalutazione della vita umana in questo film -specialmente quella degli uomini e dei bambini maschi- e la glorificazione dei maschi solo quando abbracciano la loro auto-distruzione, allora fate davvero parte della Generazione Misandrica.

[ AUTORE: J Dias ]
[ TRADUZIONE: AntiFeminist.Altervista.org ]



Note
[1] Bella ipocrisia da parte dei politici inglesi -e occidentali in generale- fare gran fanfara per l'ingresso delle femmine nell'esercito e poi scandalizzarsi quando vengono catturate o addirittura uccise dal nemico, come se la loro cattura o uccisione fosse più grave di quella di un soldato maschio (altro esempio lampante è l'uccisione della "soldatessa" spagnola avvenuta alcune settimane fa in Afghanistan: nonostante nell'attacco fossero stati uccisi anche alcuni soldati maschi, tutti i giornali hanno dedicato i loro titoli soltanto alla morte della "soldatessa").