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Recensione del film '300'
Da qualche settimana è uscito nelle sale italiane il
nuovo film di Zack Snyder, un kolossal basato su un fumetto
di Frank Miller, che altro non è che una fantasiosa
rivisitazione della battaglia delle Termopili del 480 a.c.,
quando un manipolo di 300 guerrieri Spartani tenne testa all'intero
esercito Persiano, composto da quasi un milione di soldati.
Come si può facilmente constatare nei principali siti
di Cinema italiani, il film sta godendo di un buon successo
tra il pubblico: nel sito FilmUp
su circa 191 recensioni da parte dei lettori il voto medio
si aggira intorno all'8.5, mentre su Movies.Yahoo.it
su circa 240 giudizi pervenuti il voto medio è di 4.5
(su una scala da 1 a 5).
La recensione sotto riportata è stata scritta da J
Dias -un'attivista statunitense per i diritti degli uomini-
che espone alcune interessanti riflessioni su questo film,
tutte incentrate sulla descrizione dei personaggi maschili
e femminili, e sulla diversa percezione che si ha del valore
di un uomo e quello di una donna.
Queste riflessioni tornano adesso molto utili anche per via
dei recenti casi di cronaca internazionale, ovvero i 15 marinai
inglesi catturati dall'Iran e la particolare attenzione (ai
limiti della nevrosi...) messa dai mass-media e dai politici
inglesi sul fatto che fra i 15 marinai ci fosse anche una
donna: come se la cattura dei 15 fosse "più
grave del normale" perchè tra di loro c'era
anche un'appartenente del "Genere Non-Sacrificabile".
[1]
Ecco comunque la recensione di J Dias, che ringrazio per avermi
gentilmente concesso l'autorizzazione di tradurre e pubblicare
in questo sito.
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Recensione
di '300'
di J Dias - 1 Aprile 2007
Questa sera sono andato al cinema a vedere il film "300",
una descrizione glorificata del conflitto fra la città-stato
di Sparta (nella Grecia contemporanea) e gli invasori Persiani,
guidati dal re Persiano Serse. Il film descrive la battaglia
delle Termopili nel 480 a.C., durante la quale 300 Spartani
riuscirono a fermare le armate Persiane, composte da qualche
milione di guerrieri.
Il
film dipinge la dura cultura guerriera di Sparta in termini
sontuosi ed esaltati. I bambini vengono allenati nel combattimento
già dall'età "in cui iniziano a stare
in piedi", e il film mostra i loro padri mentre li
colpiscono con pugni chiusi durante intensi incontri d'allenamento.
Nessuno sembra riluttante a sopportare questa sofferenza;
TUTTI l'abbracciano in modo esasperato. I bambini maschi vengono
mandati in regioni selvagge vestiti solamente di stracci, e
armati di una lancia, affinchè affrontino il gelo e la
neve, a torso nudo e senza nemmeno delle scarpe ai propri piedi.
Suppongo che indossare dell'abbigliamento che protegge dal freddo
sia un simbolo di vergogna, simbolo culturalmente-imposto dalla
gloriosa cultura guerriera.
Naturalmente, il significato strisciante dell'intero film è
che questo stile di vita aspro sia necessario per la sopravvivenza
dello stato contro gli invasori che arrivano dall'esterno. Coloro
che avrebbero da obiettare qualcosa riguardo a questa minaccia
verrebbero sicuramente additati come codardi, sia che le loro
motivazioni provengano dalla codardìa oppure no.
Come il film prosegue diventa immediatamente ovvio che non c'è
spazio per la dolcezza, nessun desiderio per una vita di pace,
nessun piacere nell'esistenza di un uomo. Esiste solo il
sacrificio di sè, di uomini e bambini maschi, che devono
costantemente prepararsi per pagare con un prezzo estremo la
difesa di questa cultura dell'auto-annichilimento.
Ma nel film "300", la corsa precipitosa verso il conflitto
violento non viene descritta come un male necessario, o nemmeno
come un semplice male. La morte viene dipinta come gloriosa,
così gloriosa che i veri coraggiosi bramano il desiderio
di morte. Questo non è un film che promuove il coraggio,
piuttosto la spacconeria. Il valore di ogni soldato Spartano
viene misurato in rapporto al suo desiderio per il pericolo
e la morte, e per la sua volontà di pagare per la "libertà"
del suo paese attraverso un compiacente sacrificio di sè.
Ecco come vengono descritti gli uomini: degni di valore solo
se sperano di andare volontariamente incontro alla morte e pensano
di essa in termini gloriosi.
La
moglie del coraggioso re Spartano viene invece rappresentata
molto diversamente. Mentre lui è lontano che combatte
una battaglia disperata, lei rimane indietro. Il peso che deve
portare è il dolore che sente per la lontananza da suo
marito. Le sue parole d'addio -mentre lui sta per partire verso
una battaglia senza speranza- sono,
"Ritorna con il tuo scudo, o sopra di esso".
Gli spettatori si presume debbano rispondere a questa scena
con stupefatta ammirazione.
Il
nostro eroe guerriero è Leonida, il Re di Sparta, adesso
impegnato nel campo di battaglia in uno sforzo disperato contro
un nemico travolgente. Sua moglie è la Regina Gorgo.
Lasciata dietro, la Regina Gorgo ha il compito di convocare
i leader politici del paese per mandare l'intero esercito
a rinforzare il piccolo gruppo di 300 soldati guidati dal
marito.
Il leader di questo concilio si chiama Theron, ed è
un politico corrotto. Theron intimidisce la regina con velate
minacce di uccidere suo figlio, poi una notte si presenta
con la promessa di darle supporto politico se lei si sottomette
facendosi stuprare da lui. Poi tenta di metterla in imbarazzo
sottolineando il fatto che suo marito sta violando le regole
di Sparta per aver schierato delle truppe senza autorizzazione.
Infine Theron cerca anche di umiliarla mettendole davanti
il contrasto fra la sua vita relativamente confortevole e
il sangue nel quale invece sta nuotando il marito.
Provocandola, Theron le chiede, "Cos'hai TU da offrire
?".
In risposta lei si cala gli abiti, si gira, e come
ha inizio lo stupro, lui le dice che l'incontro "non
sarà breve, e non sarà piacevole".
La
prossima scena in cui vediamo la Regina Gorgo e Theron insieme
è in presenza del concilio di Sparta.
Lei fa un appello affinchè vengano inviate nuove truppe
per aiutare il marito, un discorso bellamente ornato con
una lunga sequela di banalità sul coraggio e la libertà.
Theron, convinto di avere in mano il concilio ("L'ho
creato con le mie stesse mani"), inaspettatamente
denuncia il piano per salvare il marito della Regina Gorgo.
In una malevola invettiva Theron la disprezza e la deride.
Qualcuno del concilio lo rimprovera ("come ti permetti"
di insultare la Regina), ma Theron fa tacere anche questi
personaggi facendo notare la loro corruzione avendo accettato
dei doni. Anche i difensori della regina mancano di valori
morali. Proprio mentre l'invettiva di Theron contro la regina
raggiunge il suo apice, lui insulta l'onore di lei chiamandola
'prostituta'. La regina allora si gira, sconfitta, insultata,
con l'onore distrutto.
Ma improvvisamente la Regina ribalta la situazione
trafiggendo Theron con una spada, l'immagine perfetta dell'empowerment
femminile -- riesce a salvare il proprio segreto
a dispetto delle buone intenzioni dei suoi probabili salvatori,
i corrotti politici maschi che erano troppo deboli per difenderla.
Mentre guardavo questa scena raggiungere il suo apice,
le donne sedute in ogni parte della sala sono esplose in un
applauso spontaneo. Davanti ad una minaccia non letale
-un semplice insulto- l'onore della regina è stato
rivendicato con la forza letale, e dalla sola persona competente
abbastanza per rivendicarlo: la regina stessa.
Tornati nel campo di battaglia, un deforme e debole Spartano
(precedentemente scartato dal Re Leonida come inadatto per
la battaglia) presta il suo supporto al nemico Persiano in
segno di vendetta. I Persiani approfittano di questo vantaggio
tattico e presto i 300 coraggiosi guerrieri Spartani vengono
circondati, e quindi eliminati - incluso Re Leonida.
L'ultima
ripresa del nostro eroe è quella di un uomo sconfitto,
ma coraggioso -- infilzato al suolo con una moltitudine di
frecce conficcate nelle sue carni. Muore in agonia, ma muore
coraggiosamente -un martire- il simbolo di cosa ogni uomo
Spartano dovrebbe aspirare di diventare. Una raffica di migliaia
di altre frecce vengono lanciate al suo corpo piegato e poi
la ripresa va in dissolvenza.
La lezione da imparare da questo film è subdola.
Gli uomini vengono descritti come degni di valore e nobiltà
non quando desiderano ardentemente la vita, ma quando bramano
la morte. Gli uomini più onorabili sono proprio quelli
che muoiono. Mettete a confronto questo con la rappresentazione
della Regina Gorgo. Il suo valore era la sua dignità,
non la sua compulsione al sacrificio di sè.
Il suo valore viene mostrato nel suo desiderio di vivere
-- nonostante lo spettro dello stupro, della molestia del
figlio, e la pubblica umiliazione. Il suo valore viene mostrato
nel suo potere conferito [NdR. "empowerment"]
di esigere vendetta contro il suo oppressore maschio, nonostante
non ci fosse nessuno abile abbastanza per correre il rischio
e salvarla.
La sua scena finale la riprende in un maestoso campo di grano,
mentre osserva terre lontane e il suo giovane figlio accorre
al suo fianco. Lei è la madre, l'allevatrice, e la
sopravvissuta senza un graffio. Lei è stata
in grado di affrontare questa battaglia, e nonostante il dolore,
ne è uscita vincente. Non solo questo, ma ha anche
salvato l'intera Sparta convincendo i politici maschi che
la decisione di difendersi è per loro stessi una buona
cosa.
La scena finale del film riprende una marea di decine di migliaia
di guerrieri Spartani, che urlano grida di battaglia in desiderosa
attesa dell'imminente minaccia militare. La morte di Re Leonida,
assieme alla morte dei 300, è
stata il catalizzatore per convincere la cultura guerriera
a difendere sè stessa. Questo fu reso possibile,
però, solamente quando la moglie di Leonida fece il
suo discorso al concilio.
Se non siete in grado di vedere la svalutazione della vita
umana in questo film -specialmente quella degli uomini
e dei bambini maschi- e la glorificazione dei maschi solo
quando abbracciano la loro auto-distruzione, allora fate davvero
parte della Generazione Misandrica.
[
AUTORE: J Dias ]
[
TRADUZIONE: AntiFeminist.Altervista.org
]
Note
[1]
Bella
ipocrisia da parte dei politici inglesi -e occidentali in generale-
fare gran fanfara per l'ingresso delle femmine nell'esercito
e poi scandalizzarsi quando vengono catturate o addirittura
uccise dal nemico, come se la loro cattura o uccisione fosse
più grave di quella di un soldato maschio (altro esempio
lampante è l'uccisione della "soldatessa" spagnola
avvenuta alcune settimane fa in Afghanistan: nonostante nell'attacco
fossero stati uccisi anche alcuni soldati maschi, tutti i giornali
hanno dedicato i loro titoli soltanto alla morte della "soldatessa").
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