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Niente galera per le donne
13.5.2007
Già nel 2005 si era discusso in Gran Bretagna sulla
proposta di abolire le prigioni femminili (vedi
articolo), come richiesto da un'importante giudichessa
inglese. Evidentemente questa bella idea non era il tipico
fuoco di paglia che apre un dibattito per poche settimane
e poi si spegne, ma piuttosto pare essere un vero e proprio
piano che adesso è giunto al Governo.
Una relazione di una deputata del partito laburista riapre
infatti la questione sulla necessità o meno che le
donne criminali finiscano in carcere. La "baronessa"
propone che le carceri femminili vengano chiuse, o convertite
in carceri maschili, e che le le donne criminali vengano
punite con altri metodi rispetto ai loro colleghi maschi.
Ecco la traduzione dell'articolo della BBC:
Smantellate le carceri femminili
Martedì 13.03.2007 18:25, 11:39 GMT
Le
prigioni femminili dovrebbero venir chiuse e sostituite
da piccoli centri di detenzione, secondo quanto
suggerito da una relazione commissionata per l'Home
Office [NdR.
il Ministero dell'Interno].
Il
piano è stato suggerito dalla deputata
del partito Laburista, la Baronessa Corston, e
dovrebbe far parte di un programma di riforme
della durata di 10 anni.
La
sig.ra Corston ha detto che le donne dovrebbero
esser detenute in dei gruppi che siano vicini
alle loro famiglie, invece che in grandi galere
come quella di Holloway, a Londra.
La sua proposta è stata provocata dalla
morte di sei donne nella prigione di Styal, nello
Cheshire, che avvennero fra l'Agosto 2002 e l'Agosto
2003.
Se dovesse venir adottato dal Ministro dell'Interno,
il piano della Corston farebbe si che la prigione
di Holloway, assieme ad altre 14 prigioni femminili
in Inghilterra e nel Galles, vengano chiuse oppure
convertite in prigioni per uomini.
'Difetti sistemici'
La sig.ra Corston ha poi raccomandato una significativa
diminuzione del numero complessivo delle donne
che vengono mandate in galera, facendo sì
che invece della detenzione le pene siano punizioni
da scontare in comunità.
Attualmente ci sono 4,300 donne nelle prigioni
in Inghilterra e nel Galles.
Frances Crook, la direttrice della Howard League
for Penal Reform, ha detto che "la prigione
semplicemente non funziona" per le donne.
"Dalla mancanza di addestramento del personale
e l'inadeguata assistenza sanitaria alle discutibili
linee di condotta come segregare le donne a rischio
e l'uso eccessivo della forza, i difetti sistemici
dell'incarcerazione evidenziati dalla relazione
della Corston devono venir risolti dal governo.
"Se il Governo fallisce nell'adottare
misure radicali, allora verrà ritenuto
responsabile per le morti e le ferite delle donne
incarcerate negli anni a venire."
Lo scorso anno tre donne si sono suicidate in
prigione, in seguito alle quattro che si suicidarono
nel 2005 e le tredici nel 2004.
Per adesso nel 2007 ci sono state due morti, apparentemente
auto-inflitte.
La Corston ha detto che i ministeri del governo
devono lavorare insieme per far si che i bisogni
delle donne non vengano ignorati.
"La tragica morte di due detenute a Gennaio
di quest'anno mette in evidenza che, sebbene ci
siano stati grossi miglioramenti dalla serie di
sei morti nella prigione di Styal, comunque c'è
bisogno di un approccio radicalmente nuovo per
la gestione delle donne criminali, e più
in generale per le donne a rischio di commettere
crimini."
'Campione nel governo'
La relazione della Corston propone 43 raccomandazioni,
tra le quali migliorare i servizi igienici nelle
celle, e l'abolizione delle perquisizioni con
il denudamento delle donne prigioniere.
Dovrebbe esserci un "campione" specifico,
all'interno del governo, che si occupi di monitorare
le politiche sulle donne criminali, e una rete
di communità dove la polizia e altre agenzie
possano inviare le donne che commettono un crimine
o che sono a rischio di commetterne, dice il rapporto
della Corston.
La Baronessa Scotland, una ministra dell'Home
Office [NdR. il
Ministero dell'Interno], ha detto di aver
ricevuto volentieri la relazione della Corston
e ha promesso che il governo prenderà in
seria considerazione le problematiche che solleva.
"Le donne vulnerabili che non sono un
pericolo per la società non dovrebbero
andare in prigione", ha detto la donna.
"E quando le donne vengono incarcerate,
abbiamo il dovere di assicurarci che esse vengano
detenute in un ambiente pulito, decente e adeguato
allo scopo."
La relazione della Corston è stata descritta
come un "cambiamento profondo"
da una coalizione di 16 organizzazioni umanitarie
per la giustizia penale.
[
FONTE: BBC
News ]
[ TRADUZIONE: Antifeminist.altervista.org
]
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Proposte di questo tipo non dovrebbero sorprendere.
L'effetto sorpresa, che certe proposte dovrebbero
suscitare, semplicemente non esiste per chi si occupa di anti-femminismo
e questioni simili.
Chiunque si occupi da anni di questa materia sa che la proposta
delirante di oggi verrà superata dalla proposta
delirante di domani. Come ridurre le tasse per
le donne (proposta recentemente fatta da due economisti italiani),
mettere tasse speciali che solo gli uomini dovrebbero pagare
(proposta fatta pochi anni fa da una politica svedese) oppure,
come sopra esposto, abolire le carceri femminili.
Anche in Italia ci stiamo avvicinando
a simili assurdità, è infatti solo questione
di tempo prima che anche le femministe italiane raccolgano
i "trend" provenienti da
altri paesi e poi facciano azione di lobby per incorporarli
nel Bel Paese.
La decisione della Baronessa Corston di scrivere la sua delirante
relazione sulle carceri femminili è stata presa dopo
la morte di sei detenute avvenute in un lasso di tempo di
12 mesi nel carcere di Styal.
Evidentemente la relazione è stata scritta sull'onda
dell'emozione, dato che la Corston avrebbe molto velocemente
potuto verificare che la stessa identica situazione si verifica
nelle carceri maschili, ovvero i detenuti che si suicidano
per le pessime condizioni in cui vivono. La Corston avrebbe
ad esempio dovuto sapere che nella popolazione carceraria
il rischio di suicidio è circa 10 volte superiore rispetto
alla popolazione civile, e che non ci sono significative differenze
fra il tasso di suicidi dei detenuti e delle detenute.
Ma dato che in questo caso a passarsela male sono anche "maschi",
la signora deve aver chiuso un occhio facendo finta di niente,
un pò come fa l'intera società per quanto riguarda
i suicidi maschili.
Un
altro interessante dettaglio che si legge nell'articolo è
una delle raccomandazioni inserite nella relazione della Corston:
"La
relazione della Corston propone 43 raccomandazioni, tra le
quali ... l'abolizione delle perquisizioni con il denudamento
delle donne prigioniere."
Alle detenute andrebbe, quindi, risparmiata l'umiliazione
di denudarsi davanti alle guardie.
Perchè ? Perchè la Corston, al pari di tantissime
altre e altri, sente che il corpo delle donne
sia avvolto da una sacralità che non
deve essere violata, come non deve essere violato il diritto
inalienabile alla propria intimità e
dignità umana, nonostante si stia scontando una pena
per aver commesso un reato.
Benissimo.
E gli uomini invece ? La Corston si è mai posta il
problema dell'intimità violata -magari
ad opera di guardie di sesso femminile
[1]-
dei detenuti maschi durante le perquisizioni ? O
forse negli uomini non c'è niente di degno
di essere violato e dunque il problema non si pone ?
Uno studio del 2006, condotto negli USA dalla U.S.
Bureau of Justice Statistics sui
maltrattamenti nelle prigioni americani, ha infatti scoperto
che
la stragrande maggioranza dei casi
di abuso dei prigionieri nelle carceri avviene per mano delle
agenti di polizia femmine. Lo
studio ha scoperto infatti che in due terzi dei casi il
molestatore era un agente donna, e sempre in due terzi
dei casi la vittima era un detenuto di sesso maschile.
Anche in Italia, purtroppo, ci son stati casi eccellenti,
come quelli del pestaggio nel carcere San Sebastiano di Sassari,
avvenuto nel 2000 [2],
oppure quello del carcere di Sulmona, con la direttrice "lady
di ferro" che presenziava alle torture dei prigionieri
maschi.[3]
Tuttavia quando si chiede in giro, alle persone, se conoscono
il significato della parola 'misandria',
ancora quasi nessuno sa rispondere. Eppure è ormai
dilagante, nei paesi ricchi dell'Occidente.
Molto spesso si vedono le cose piccole, minuscole, insignificanti,
e nel frattempo sfuggono alla vista le cose enormi, mastodontiche.
E quando un modo di pensare si sedimenta in una società,
allora diventa invisibile.
E pericoloso, perchè nessuno lo
vede.
Note
[1]
Come
spesso accade, secondo la tipica pratica un pò misandrica
che hanno nelle carceri americane, di utilizzare guardie di
sesso femminile per i detenuti maschi, in particolar modo quelli
accusati di qualche forma di "molestia sessuale".
La foto quì in basso ritrae Wilton Dedge, un uomo che
ha speso 22 anni in carcere
per una falsa accusa di stupro - come si può ben vedere
le guardie che lo scortano sono due "donne". Chissà
quante umiliazioni e violazioni ha dovuto subire Wilton per
mano delle secondine misandriche delle carceri americane.

Nel
carcere di Abu Grahib ad esempio, tra le varie torture commesse
dalle aguzzine americane e dai loro tirapiedi "maschi",
c'era anche l'obbligo per i detenuti maschi di indossare
capi intimi femminili. Il filo d'odio misandrico è
comune, e ormai unisce tutti, dal bambino maschio che viene
punito con i fiocchetti rosa in testa, oppure obbligato
ad indossare abiti da femmina, ai detenuti maschi nelle
carceri, siano esse americane o irackene.
[2] "A
Sassari, la direttrice del carcere
S.Sebastiano Maria Cristina Di Marzio
venne descritta così: "Dietro un tranquillo aspetto di madre
di famiglia nasconde un cuore di pietra. Non sapeva di essere
in stato di arresto, nonostante l’avessero trasferita al carcere
di Bad ’e Carros: «Pensavo di essere qui soltanto per un interrogatorio»,
ed è crollata. Racconta un detenuto: «Quando l’ho vista l’ho
chiamata, le ho gridato: mi aiuti, li faccia smettere, ci ammazzano...
Ma lei ha sorriso: "Vediamo
se stavolta imparate la lezione"». I
giudici le attribuiscono un ruolo di prim’ordine nel pestaggio
del 3 aprile 2000"
[FONTE: Il Messaggero, 05-05-2000]
[3]
"Nel carcere di Sulmona si pratica la
tortura, Maggio 2002
Vogliamo gridare solidarietà, vogliamo solidarizzare contro
tutte le angherie e i soprusi, l'isolamento, i divieti, le violenze
fisiche e psicologiche, le assurdità burocratiche che negano
la liberazione a chi è malato. Scenderemo
in piazza contro il freddo cinismo di una direttrice, Armida
Miserere, che ha disposto il ritiro della carrozzella
che il medico aveva prescritto a Francesco Catgiu, costringendolo
all'isolamento in cella. Condizioni
che non sono altro che un'espressione della volontà di annientamento
insita in tutti i carceri e fatta propria dalla signora Miserere
(vedi intervista su "Io-Donna" del 15.09.97), con la complicità
e responsabilità diretta del Dirigente Sanitario dell'istituto
penitenziario, Fabio Federico.
Come diversamente definire la tortura della privazione del sonno
praticata all'interno del carcere che lei dirige? I secondini
entrano nelle celle, per verificare la presenza del detenuto,
a mezzanotte e alle sei del mattino, impedendo in questo modo
il regolare sonno e tenendo i prigionieri in tensione continua.
A un detenuto è stata sequestrata una lettera perché conteneva
"elementi di potenziale pregiudizio per l'ordine e la sicurezza
dell'Istituto", i quali altro non erano che articoli di giornale
riportanti l'intervista alla direttrice dalla quale emerge
il suo carattere persecutorio e repressivo. In
pratica aggiunge di sua iniziativa una pena accessoria e inflittiva
a chi già è stato condannato da un Giudice. Un prigioniero
vegetariano è in sciopero della fame per ottenere un vitto adeguato
alla sua scelta di vita, ha già perso 22Kg ma, nonostante la
sua protesta, la direzione continua a infischiarsene. I medicinali
sono quasi del tutto assenti. Le docce sono rotte. Per avere
la biancheria portata dai familiari nei giorni di colloquio
bisogna compilare un'apposita richiesta, consegnarla di domenica,
e attendere il giovedì successivo prima di averla. Normalmente,
in tutte le altre carceri, il pacco del colloquio viene consegnato
immediatamente. Il Magistrato di Sorveglianza,
Vittorio Carlomagno, è un succube complice della direttrice.
Evita di prendere in esame le varie richieste dei detenuti e
le denunce di maltrattamenti, come
ad esempio quella delle perquisizioni corporali con lo specchio
posto sotto il deretano del detenuto costretto a fare una o
più flessioni per assecondare la volontà di umiliazione delle
guardie o il loro perverso piacere. Abbiamo già manifestato
a L'Aquila, sede del Tribunale di Sorveglianza, il 2 febbraio
2002 per pretendere il trasferimento di Francesco Catgiu in
un carcere più idoneo alla sua malattia (oltre ai problemi di
deambulazione soffre di "nevrosi d'ansia claustrofobica soffocante"
come da diagnosi certificata fin dal 1992) e la fine delle angherie
da parte della Direzione. Nonostante il nostro desiderio sia
quello di vedere tutte le galere arse dal fuoco della rivolta
generalizzata che saprà trarre le logiche conseguenze dell'operato
degli aguzzini e dei loro complici, andremo a Sulmona oltre
che per ribadire le stesse richieste, soprattutto per essere
vicini a tutti i prigionieri sottoposti alle torture fisiche
e psicologiche da parte della Direzione e dei suoi scagnozzi,
dal personale medico e dal Magistrato di Sorveglianza, compresi
educatori, psicologi, preti, assistenti sociali e volontari
che, con il loro silenzio, avvallano e coprono i vari soprusi.
Augurando ogni male a chi si prodiga per l'annientamento dei
detenuti e a chi costruisce la propria carriera sulla loro sofferenza,
pretendiamo: -la fine delle violenze e della tortura della privazione
del sonno; -la scarcerazione dei malati; -un vitto differente
a chi ne fa richiesta; -il trasferimento di Francesco Catgiu
in una struttura più idonea alle sue condizioni."
[FONTE: ECN.org
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