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Discorso alla Nazione, 31 Dicembre 2006
Il 31 Dicembre 2006 il Presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano ha fatto il tradizionale discorso alla nazione.
E come al solito non potevano mancare i classici riferimenti
al bistrattato Universo Femminile e la proverbiale caratterizzazione
"neutra" delle problematiche che invece affliggono
l'Universo Maschile.
Ecco quindi i passi "interessanti" del discorso
del Presidente:
"Bisogna
incoraggiare gli uni e gli altri: guardando con particolare
sensibilitā a chi lavora in condizioni pesanti e per salari
inadeguati, a cominciare dagli operai dell' industria."
A cominciare dai maschi, che fanno tutti i lavori più
pericolosi e pesanti e che rappresentano il 95% di
tutte le morti sul posto di lavoro in Italia (circa 1'400
morti ogni anno).
Ma dato che in questo caso gli "sfortunati" appartengono
al Genere Maschile, non è "politicamente corretto"
menzionare il loro Genere di appartenenza.
"E non si può tollerare
la minaccia e la frequenza degli infortuni cui č esposta la
sicurezza, e addirittura la vita, di troppi occupati, specie
di chi, italiano o immigrato, lavora in nero."
Ancora nessun riferimento al fatto che il 95% delle persone
che muoiono sul posto di lavoro sono maschi. Sia mai che
tale dato venga sottolineato o anche solo accennato: poi la
gente potrebbe iniziare a pensare che le favolette che ascoltano
alla TV e leggono sui giornali, ovvero che per gli uomini
la vita è una festa continua e per le donne una sofferenza
ininterrotta, siano in realtà solo un mucchio di falsità.
"E alla vigilia dell' Anno
europeo delle pari opportunitā..."
Cioè dell'Anno europeo per il Femminismo...
"...voglio sottolineare come
in Italia tra le riserve preziose su cui contare ci sia quella,
ancora così poco valorizzata, dei talenti e delle energie
femminili. Vedete, ho conosciuto e ascoltato un mese fa a
Napoli due donne."
Fa davvero senso e
impressione leggere di un maschio che dalla
Vetta della Montagna ha il coraggio di guardare in basso e
rimproverare implicitamente agli altri maschi, quelli che
non hanno nessun potere e non ne hanno mai avuto, di essere
colpevoli di "valorizzare poco i talenti e le energie
femminili".
Ci vuole davvero una gran forza, una volta che si è
in cima e si è raggiunto il "Potere", a dire
a quelli che stanno sotto di "farsi indietro".
Chi si sarebbe dovuto fare indietro, quando gli fu proposta
la carica di Capo dello Stato, se proprio era coerente
e voleva fare un gesto in favore dei "talenti femminili",
sarebbe dovuto essere proprio l'attuale Presidente della
Repubblica. Dopo che si ottiene il "posto di potere",
e si è di sesso maschile, poi le predicozze
pro-donne non valgono più niente.
E questo discorso vale per qualsiasi politico
di sesso maschile che una volta raggiunto il potere
ha il coraggio di fare "ramanzine politicamente-femminil-corrette"
ai sudditi maschi accusandoli -implicitamente- di voler
frenare "l'avanzata femminile".
Costoro dovrebbero dimettersi e lasciare il proprio posto
ad una donna.
Oppure, come gesto di coerenza con le loro affermazioni, non
accettare proprio certe cariche.
"La
prima, madre di un ragazzo che si stava perdendo nelle trappole
della malavita, ci ha raccontato come abbia combattuto per
salvarlo, per recuperarlo alla scuola e come ci sia riuscita
con l' aiuto della scuola."
Una
storia di così cataclismatica importanza che sicuramente
meritava posto nel breve discorso annuale che il Presidente
dedica ai cittadini (maschi e femmine) della nazione.
"La
seconda, una giovane che ha studiato con successo giungendo
alla laurea e al dottorato, lavora ora a un progetto avanzato
di ricerca genetica, per mille euro al mese - e si considera
fortunata -, con un contratto che scade nel maggio prossimo,
ma 'non ci penso - ha detto - perche' ho un lavoro bellissimo."
Accidenti che martire.
Una storia così incredibile e piena di "sofferenza
al femminile" non si poteva certo non includere nel Discorso
alla Nazione di fine anno. Gli uomini, nel frattempo,
se la spassano:


E per finire in bellezza:
"Ecco, due casi così
diversi: ma che ci dicono entrambi quale forza morale anima
tante donne e può diventare fattore essenziale di progresso
civile e di crescita dell' economia e della societā."
Forza
morale che, però, era magicamente assente, o non visibile
all'orizzonte, quando un anno fa un certo qualcuno ha accettato
la carica di Capo dello Stato.
In quel momento, nessuna "remora", nessun discorsetto
di circostanza sulla "forza morale delle donne",
niente di niente. Un
anno fa le donne erano sprovviste di "forza morale".
Ecco perchè oggi, in Italia, il Capo dello Stato è
un maschio.
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