Novembre 2008
 
   
Analisi dei Media


















 
 

Detenute madri e i tanti "piccoli privilegi femminili"

A quanto pare, anche le povere criminali del gentil sesso, una volta in carcere, vengono "discriminate".

Infatti le povere creature, oppresse dal Terribile Patriarcato, dopo aver commesso qualche crimine (che comunque sconteranno con pene più leggere dei loro colleghi maschi), adesso qualora avessero figli fino ai tre anni d'età saranno comodamente alloggiate in tranquille e confortevoli "case-famiglia", invece che in galera. Dopo tutto sembra giusto così.

Si sa che il carcere è per le bestie, cioè i maschi, non
certo per delle povere e tenere madri affettuose.

Ecco dunque l'ultima trovata dell'opprimente e oppressivo Patriarcato: la galera "soft" per le donne.
Dotata di tutti i comforts, per non urtare la fragile sensibilità delle detenute.


In attesa che questa barbarie tirannica e anacronistica del carcere per le donne venga abolita una volta per tutte.


Una casa per detenute madri con bimbi fino a tre anni

Milano - La struttura consegnata dalla Provincia di Milano al Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria

La Provincia di Milano, in relazione alla sottoscrizione di intenti che si è svolta a Milano il 21 marzo 2006 tra le parti interessate, si è impegnata a mettere a disposizione una sede debitamente ristrutturata ed allestita da destinarsi a sezione a custodia attenuata per detenute madri e ai loro figli da zero a tre anni. Oggi venerdì 15 dicembre 2006, in attuazione dell’impegno preso lo scorso marzo, alla presenza del Sottosegretario alla Giustizia, Luigi Manconi, il Presidente della Provincia di Milano Filippo Penati e l’Assessore all’integrazione sociale delle persone in carcere e ristrette nelle libertà, Francesca Corso consegnano al PRAP, Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria, una palazzina di proprietà provinciale.

Questo spazio, che si trova in Via Macedonio Melloni 51/C, è finalizzato alla realizzazione di una struttura sperimentale a custodia attenuata per detenute madri con prole fino a tre anni al fine di consentire una vita più dignitosa delle donne detenute e dei loro bambini.

La struttura di viale Piceno, di mq 500, è stata allestita per consentire la massima accoglienza ed il minimo delle coercizioni fisiche. Ci sono camere confortevoli e luminose, che possono ospitare complessivamente 12 mamme, e ambienti personalizzati come l’infermeria, la ludoteca, la biblioteca, l’aula formativa per le donne, una cucina attrezzata e un soggiorno, così da consentire il rispetto delle diversità culturali e alimentari. La sorveglianza viene garantita da agenti della polizia penitenziaria adeguatamente formati e sensibilizzati, che opereranno senza divisa.

I Nidi Comunali del quartiere accoglieranno i bambini, accompagnati da figure educative debitamente formate, per offrire tutti gli stimoli educativi e le esperienze di crescita per uno sviluppo armonioso e senza traumi. Inoltre anche alle madri verranno offerti strumenti per la propria formazione, istruzione e per un futuro inserimento lavorativo, grazie all’affiancamento di operatori qualificati. Si pone così fine ad una barbarie che durava da molti anni, che vedeva imprigionati senza colpa con le madri i bambini fino a 3 anni.


-Venerdi 15 Dicembre 2006

(a cura di Provincia di Milano)

[Fonte: VareseNews.it ]



CARCERI: BALDUCCI (VERDI), APPROVATA PDL SU DETENUTE MADRI
(14/12/2006) - "L'approvazione in Commissione Giustizia della Camera della proposta di legge sulle detenute madri è un fatto importante: siamo infatti di fronte a una norma assolutamente innovativa". Lo ha detto la capogruppo dei Verdi in Commissione Giustizia Paola Balducci, relatrice del provvedimento approvato in Commissione. "La tutela del minore è stata considerata valore prevalente rispetto al regime detentivo in carcere della madre, che non aiuta di certo lo sviluppo psico-fisico del minore - ha osservato -. Con questa normativa si vuole dare una risposta concreta ai problemi connessi a questa specifica condizione disagiata, permettendo l'espiazione della pena delle detenute madri in apposite case-famiglia in compagnia dei figli minori di tre anni, e non più in carcere".


[Fonte: IMGpress ]


Se non fosse attivo da oltre trent'anni un bombardamento mediatico che ci dice ogni giorno che è iniziata l'Era della Parità
(ovvero maschi e femmine trattati allo stesso modo, tutti con diritti e doveri e nessuno con privilegi), tra i soliti inguaribili "malpensanti" inizierebbe a sorgere il dubbio che l'idea di "parità" che hanno in mente le femministe sia di dotare le femmine di ogni "diritto" possibile immaginabile, e nel frattempo mantenere ed ingigantire gli antichi privilegi di cui il Genere Femminile ha sempre goduto.

Ma andiamo ad analizzare come viene presentato questo problema nel primo articolo di giornale:

"una struttura sperimentale a custodia attenuata per detenute madri con prole fino a tre anni al fine di consentire una vita più dignitosa delle donne detenute..."

Le detenute madri non meritano nessuna "custodia attenuata". Meritano il carcere, lo stesso tipo di carcere che meritano i loro colleghi uomini. Già le femmine ricevono sentenze più leggere rispetto ai maschi per lo stesso reato, e adesso si vorrebbe anche "ammorbidire" la loro (breve) permanenza nel carcere.

Ma vediamo come viene giustificata questa discriminazione sessuale che concede alle donne privilegi che non vengono concessi agli uomini:

"...al fine di consentire una vita più dignitosa delle donne detenute e dei loro bambini."

Come al solito vengono usati i bambini come scudo per nascondere la natura discriminatoria dell'ennesima "leggiuncola" che concede alle femmine privilegi speciali che ai maschi non vengono concessi.

I figli delle madri detenute si possono tranquillamente affidare ai mariti/fidanzati/fratelli/padri/zii/nonni, o in assenza di questi a madri/sorelle/zie/nonne etc.etc.

Ma andiamo oltre:

"Ci sono camere confortevoli e luminose..."

Si spera che anche l'arredamento sia in linea con i gusti delle detenute, altrimenti sarebbe un problema.


"...e ambienti personalizzati come l’infermeria, la ludoteca, la biblioteca"

E questo è importante, non si vorrà mica che le criminali rischino di annoiarsi e poi inizino a riflettere sul perchè son state arrestate.


"...l’aula formativa per le donne"

Magari con qualche bel corso di femminismo, per insegnare a queste povere criminali che in realtà sono oppresse dal Patriarcato, il quale molto barbaramente ha persino concesso loro privilegi speciali che i detenuti maschi nemmeno si sognano.


"...una cucina attrezzata e un soggiorno, così da consentire il rispetto delle diversità culturali e alimentari"

Giustamente. Non si vorrà mica far dispetto alle detenute vegetariane, vero ? Anche un esperto nutrizionista che consigli le diete speciali per "riacquistare la linea" dopo il parto non ci starebbe male.

La sorveglianza viene garantita da agenti della polizia penitenziaria adeguatamente formati e sensibilizzati, che opereranno senza divisa.

Senza divisa ma magari con il fazzoletto bianco sul braccio e il vassoio per servire alle "detenute" tea caldo e biscottini ogni pomeriggio alle 5 esatte. Ed è importante soprattutto che gli agenti siano "sensibilizzati" (specie se di sesso maschile, i quali si sa che nascono senza sensibilità), non sia mai che le "detenute" si ricordino di esser state arrestate e la cosa crei loro turbamento.

Magari venissero sensibilizzate allo stesso modo le agenti femmine della polizia penitenziaria.
Uno studio del 2006, condotto negli USA dalla
U.S. Bureau of Justice Statistics sui maltrattamenti nelle prigioni americani, ha infatti scoperto che la stragrande maggioranza dei casi di abuso dei prigionieri nelle carceri avviene per mano delle agenti di polizia femmine.

Lo studio ha scoperto infatti che in due terzi dei casi il molestatore era un agente donna, e sempre in due terzi dei casi la vittima era un detenuto di sesso maschile. Come dire, le eredi delle torturatrici del carcere di Abu Grahib.


Si pone così fine ad una barbarie che durava da molti anni, che vedeva imprigionati senza colpa con le madri i bambini fino a 3 anni.

Ma non c'era bisogno di "imprigionare" anche i bambini.
Bastava affidarli ai parenti della madre, oppure al padre, e quando ciò non era possibile si potevano sistemare temporaneamente in un orfanotrofio.


Altrimenti, se i nodi stanno venendo al pettine, e la gente inizia a capire che "parità stretta" non può esistere tra due esseri essenzialmente diversi, bisognerebbe riesaminare tutte quelle politiche che in questi ultimi anni hanno cercato di rendere uguali uomini e donne a botte di "quote rosa", "azioni positive", "discriminazione favorevole" (vedi ad esempio i test fisici a standard ribassato che le femmine devono affrontare per entrare nell'Arma dei Carabinieri, o nell'esercito) e ogni altro genere di politca femminista che non tiene conto delle diversità fra i due generi.

Se alle femmine andrebbero dati speciali diritti che derivano dalla loro diversa Natura Femminile (vedi ad esempio la gravidanza), allora andrebbero altresì riconosciuti ai maschi altrettanti speciali diritti che derivano dalla loro diversa Natura Maschile (vedi ad esempio la maggiore forza fisica).

Non si può pretendere di forzare la situazione dicendo che "maschi e femmine sono uguali", e poi nel contempo concedere alle femmine diritti speciali e dicendo ai maschi "voi avete gli stessi identici diritti delle femmine (solo che loro ne hanno qualcuno in più di voi)".

Attualmente c'è un set di diritti di cui tutti godono, maschi e femmine:
per la società, per i media, per tutti questo è ciò che viene definito la "Parità".


Ma parallelamente a questi diritti c'è un altro set di diritti, questi speciali, e di cui solo le femmine godono in virtù del loro genere di appartenenza.

Così, dovrebbe esser chiaro a tutti ormai, non si può andare avanti.